Roma, 10 apr. (askanews) – Il Pd si prepara ad una maratona, salvo cataclismi i tempi per le elezioni non saranno brevi, il blitz di Giorgia Meloni sembra orami archiviato. Elly Schlein ha tracciato una road-map che non prevede accelerazioni, parlando questa mattina alla segreteria Pd, un giudizio condiviso da tutto il gruppo dirigente del partito.
L’informativa di ieri della premier sembra aver convinto tutti, difficilmente si voterà prima del 2027, e non solo perché la Meloni lo ha detto esplicitamente: la mancanza di un vero rilancio, di qualche annuncio forte, ha convinto i democratici che davvero la presidente del consiglio non intende correre al voto e questo ha implicazioni importanti anche per tutto il lavoro che la coalizione progressista deve avviare.
Il famoso ‘tavolo del programma’ sollecitato da Avs e accolto con favore dalla Schlein – è stato il ragionamento fatto in segreteria, ragionevolmente non verrà inaugurato prima di settembre, perché M5s ribadisce di volere tempo per fare il proprio percorso di ascolto interno e solo dopo si potrà entrare nel vivo. E di primarie, inutile dirlo, si parlerà solo più in là, “qualche mese prima delle elezioni”, assicura uno dei dirigenti Pd.
Questo non significa che la scelta dei gazebo sia ormai acquisita, anche se molti scommettono che alla fine si arriverà lì. “Per la Schlein rimangono valide due opzioni: o si fa come il centrodestra – cioè il capo della coalizione è il leader del partito che prende più voti – o si fanno le primarie”. Ma, aggiunge subito il parlamentare dem, “Conte non rinuncerà mai alle primarie. E’ convinto di potersela giocare e – in ogni caso – per lui sono l’occasione per ritagliarsi un ruolo da protagonista, anche se dovese perdere”.
Tesi che sembra essere confermata dalle parole di Vittoria Baldino, vice-presidente M5s che a Sky spiega: “La sveglia del referendum riguarda anche noi. I giovani ci hanno detto che vogliono partecipare”. E “le primarie sono uno strumento di partecipazione democratica che chiama gli elettori del fronte progressista a scegliere il candidato migliore ma anche un passaggio di unità: chiunque vinca sarà sostenuto dagli altri e avrà al proprio fianco tutti gli altri”.
La Schlein, raccontano, non teme i gazebo, “è convinta di vincere”. E del resto anche Matteo Renzi, grande sostenitore delle primarie, ha spiegato che in un ballottaggio tra la leader Pd e Conte lui sceglierebbe la prima.
Renzi, d’altro canto, insiste perché alle primarie si candidi anche Silvia Salis, lo ripeteva anche ieri in Senato dopo l’informativa della Meloni. Per il leader Iv non bisogna temere le primarie e la sindaca di Genova dovrebbe essere della partita.
La diretta interessata oggi ha prima spiazzato tutti dicendo a Bloomberg che non intende partecipare alle primarie ma che di “fronte a una richiesta condivisa di tutta la coalizione non posso dire che non la prenderei nemmeno in considerazione, sarebbe una bugia”. Poco dopo, però, ha chiarito: “Sono la sindaca di Genova e sono stata eletta dai genovesi per occuparmi della città almeno per cinque anni. Non ho nessuna intenzione di venire meno al mio mandato”. Ma più di un parlamentare Pd pensa che sarà difficile resistere al pressing di Renzi.
Questo dibattito, in ogni caso, sembra destinato a durare a lungo. Intanto, avrebbe insistito la Schlein in segreteria, bisogna attivarsi per non disperdere quei milioni di elettori che hanno votato ‘no’ al referendum e che non avevano votato per nessun partito alle politiche del 2022 e nemmeno alle europee del 2024. Un patrimonio di voti contro il centrodestra e a difesa della Costituzione che non va sprecato. Lunedì, in direzione, la leader Pd insisterà proprio su questo punto.
