Chi c’è dietro Phica.eu? Sede legale in Bulgaria, un milione di euro di giro d’affari e un proprietario italiano

La chiusura del portale Phica.eu ha riportato al centro dell’attenzione una realtà controversa, che secondo gli analisti di intelligence Valerio Lillo e Lorenzo Romani esiste da oltre vent’anni. Il sito, conosciuto per la diffusione di foto private e materiale volgare, è stato disattivato dai suoi amministratori solo nelle ultime ore, dopo l’eco mediatica generata dalla pubblicazione di immagini di personaggi famosi. Dietro questa piattaforma non c’è un gruppo oscuro di hacker, ma una struttura societaria connessa a Hydra Group Eood, con sede legale a Sofia, in Bulgaria. Una società dal capitale sociale di appena 50 euro, ma che nell’ultimo bilancio ha dichiarato oltre 1,3 milioni di fatturato. L’unico amministratore e proprietario risulta essere un italiano, indicato con le iniziali R.M., che al momento non è ritenuto penalmente responsabile per i contenuti caricati dagli utenti.

I collegamenti internazionali e i domini paralleli

L’indagine condotta dai ricercatori ha seguito un filo digitale che attraversa diversi Paesi. Phica.eu è protetto da sistemi come Cloudflare, che mascherano l’indirizzo IP, ma tramite le mail di registrazione al forum sono stati individuati altri domini correlati. Tra questi spicca webcam.phica.net, inizialmente di proprietà della spagnola B4 Web Sociedad Limitada e successivamente passato alla britannica Atelier Noire Ltd., riconducibile sempre allo stesso soggetto collegato a Hydra Group. Non si tratta dunque di un caso isolato: almeno altre quattro società hanno sede nello stesso stabile di Sofia e condividono l’intestazione alla medesima persona. Il passaggio dal dominio storico Phica.net, registrato nel 2005, all’attuale Phica.eu ha seguito una logica precisa: sfruttare il redirect per mantenere invariata la piattaforma, superando eventuali blocchi e continuando a generare traffico e profitti.

Le possibili responsabilità e i reati ipotizzati

Il modello seguito da Phica.eu ricorda quello delle piattaforme di streaming illegale, che spesso si spostano da un dominio all’altro per aggirare i ban. Dal punto di vista giuridico, la situazione è complessa. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, potrebbero configurarsi reati come la diffamazione, la diffusione non consensuale di immagini intime – riconducibile al cosiddetto revenge porn – e persino l’istigazione a delinquere, per i messaggi che incitavano alla violenza sessuale. Tuttavia, la responsabilità penale non ricadrebbe sul gestore, che si è limitato a fornire l’infrastruttura tecnica, ma sugli utenti che hanno caricato e condiviso i contenuti. Di fronte al rischio di contestazioni legali e alla crescente pressione mediatica, gli amministratori hanno scelto di oscurare la piattaforma, mettendosi momentaneamente al riparo.

L’articolo Chi c’è dietro Phica.eu? Sede legale in Bulgaria, un milione di euro di giro d’affari e un proprietario italiano proviene da Blitz quotidiano.