Le vendite di biologico in Italia hanno raggiunto circa 6,9 miliardi di euro nel 2025, ma il comparto è frenato da formazione insufficiente. I dati dell’Osservatorio Sana presentati a Bologna in occasione di ‘Rivoluzione Bio’
Le vendite di biologico in Italia hanno raggiunto circa 6,9 miliardi di euro nel 2025 in crescita del 6,2% sull’anno precedente, con la grande distribuzione che pesa per il 64% degli acquisti domestici, saliti a quota 3,5 miliardi, in rialzo del 6,1% sul 2024. È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio Sana presentati a Bologna da Nomisma in occasione di ‘Rivoluzione Bio’, evento organizzato da BolognaFiere con Federbio e Assobio.
Guardando ai numeri evidenziati dall’istituto di ricerca bolognese, i consumi domestici hanno fatto registrare una dimensione pari a 5,5 miliardi mentre i consumi fuori casa si sono attestati a oltre 1,35 miliardi. Lo scorso anno sette italiani su dieci hanno consumato almeno un alimento biologico fuori dalle mura domestiche. Più di otto ristoratori su dieci e sette baristi su dieci dichiarano di utilizzare ingredienti bio, soprattutto ortofrutta, olio extravergine, latte e miele. L’85% propone anche vini biologici.
Il canale, viene sottolineato da Nomisma, resta però frenato da una formazione insufficiente: il 75% degli operatori non dispone di informazioni adeguate sui metodi produttivi e sui loro effetti su ambiente e salute. Il 26% prevede comunque di aumentare gli acquisti di materie prime bio nei prossimi due o tre anni.
FederBio rimarca come l’Italia sia sempre più bio, con 2,5 milioni di ettari coltivati e una quota di SAU biologica che supera il 20%, circa il doppio della media europea.
Sul fronte export, i prodotti biologici italiani hanno raggiunto “3,9 miliardi nel 2024, con una crescita del 7% sull’anno precedente e del 174% rispetto al 2014“, ha riferito Matteo Zoppas, presidente di Ice, che ha portato a Bologna una delegazione di 150 operatori internazionali da 31 Paesi.
“I dati fotografano un biologico in crescita e sempre più maturo — dice Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio — ma il segnale deve essere sostenuto da maggiori investimenti in formazione e comunicazione”.
In occasione di Rivoluzione Bio, gli stati generali del settore alimentare biologico, FederBio ha anche sottolineato che una svolta importante per il biologico nazionale arriverà dall’introduzione del Marchio del biologico italiano, una certificazione volontaria che unisce la sostenibilità del biologico alla valorizzazione della biodiversità dei prodotti tradizionali del territorio. Un binomio strategico che rafforza fiducia, tracciabilità e riconoscibilità del bio Made in Italy, sostenendo i produttori italiani e la competitività dell’intera filiera all’insegna di qualità, trasparenza e responsabilità.
