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Contratti a tempo determinato: è possibile dimettersi in un solo caso. Esperta rivela quale e tutti i rischi
È possibile dare le dimissioni nel caso di contratti a tempo determinato in un solo caso: una nota avvocata rivela quale, e quali sono i rischi in caso contrario.
Il contratto a tempo determinato è un rapporto di lavoro che prevede una durata fissata in anticipo e termina automaticamente alla data stabilita. Viene usato per esigenze temporanee, stagionali o per sostituzioni, rappresentando uno strumento di grande flessibilità. Per il datore di lavoro consente di coprire picchi produttivi o valutare nuove risorse con impegni ridotti, mentre per il lavoratore può offrire occasioni di crescita, l’opportunità di sperimentare ruoli diversi e, in alcuni casi, l’accesso a un contratto stabile. Accanto ai vantaggi, non mancano i limiti. La principale criticità riguarda la precarietà, che rende complessa la pianificazione di lungo periodo e può ostacolare l’accesso a mutui o finanziamenti.
A ciò si aggiunge un minore senso di appartenenza rispetto ai colleghi a tempo indeterminato e la possibile esclusione da alcune tutele aziendali, come premi di fidelizzazione o prospettive di carriera interna. Anche le imprese devono rispettare vincoli normativi su numero e durata dei rapporti, con costi amministrativi aggiuntivi. Sul piano della cessazione, poi, la regola generale vieta il recesso anticipato da entrambe le parti.
Contratti a tempo determinato: ecco quando è possibile dare le dimissioni
Come spiegato anche da una nota esperta di diritto del lavoro, l’avvocata Silvia Pettineo, dunque, non è possibile né, per il datore, licenziare il dipendente, né per il dipendente, dimettersi, prima della scadenza del contratto. Vi è, però, un’eccezione per entrambi, ed è il caso di giusta causa. Gravi violazioni disciplinari del dipendente, oppure il mancato pagamento delle retribuzioni, i demansionamenti, il mobbing o i motivi di salute, ad esempio, danno la possibilità all’uno o all’altro di recedere dal contratto prima del dovuto. Se il datore interrompe il contratto senza giusta causa, sarà, dunque, dovuto un risarcimento pari alle retribuzioni mancanti fino alla scadenza. Ma cosa succede se a recedere sarà il dipendente?
L’avvocata è chiara: così come nel caso del licenziamento anticipato senza giusta causa, anche nel caso di dimissioni senza giusta causa, il dipendente potrà essere obbligato a risarcire il datore di lavoro. Di solito, il risarcimento del danno viene quantificato sulla base delle retribuzioni mancanti dal momento delle dimissioni sino alla scadenza del termine. Questo, però, non vuol dire che si deve continuare a lavorare anche se si sta male: se si ritiene necessario, si potrà recedere anche prima del termine del contratto, ma questa decisione potrebbe non essere priva di spese. Le scelte, spiega l’esperta, sono veramente consapevoli solo se si sa a cosa si va incontro: se non si tratta di dimissioni per giusta causa, in caso di contratto a tempo determinato, potrebbe essere, quindi, necessario risarcire il proprio capo.

Contratti a tempo determinato: è possibile dimettersi in un solo caso. Esperta rivela quale e tutti i rischi
Giuseppe Meccariello