Contro cambiamento climatico, degrado dei suoli e inquinamento servono soluzioni local based

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Il settimo Global Environmental Outlook 7 dell’Unep mostra che una trasformazione sistemica è possibile, ma bisogna agire con  un approccio unitario che coinvolga governi, imprese, scienziati e società civile

Il pianeta è in una crisi senza precedenti: cambiamento climatico, perdita di biodiversità, degrado dei suoli, inquinamento e rifiuti aumentano insieme, minacciando vite e stabilità economica globale. Se i governi non agiranno entro cinque anni, il riscaldamento globale potrebbe raggiungere 3,9°C entro il 2100, oltre il limite di sicurezza di 1,5–2°C, con effetti devastanti su specie, ecosistemi, sicurezza alimentare, geopolitica e salute.

La settima edizione del Global Environment Outlook (GEO 7) dell’UNEP mostra che una trasformazione sistemica è possibile, basata su innovazione, comportamenti responsabili e coordinamento globale. Serve un approccio “whole-of-government and whole-of-society”, che coinvolga governi, imprese, scienziati e società civile. Gli investimenti necessari per la neutralità climatica entro il 2050 sono stimati in 6–7 trilioni di dollari all’anno, gran parte dei quali potrebbe derivare dal reindirizzamento dei sussidi dannosi, oggi tra 1,7 e 3,5 trilioni di dollari l’anno.

I numeri sono allarmanti: fino a un milione di specie a rischio di estinzione, degrado del suolo su 20–40% della superficie terrestre, oltre 100 milioni di ettari di terreni fertili persi tra il 2015 e il 2019, 2,3 miliardi di tonnellate di rifiuti urbani l’anno, destinati a salire a 3,8 miliardi entro il 2050. L’inquinamento dell’aria ha già causato 8,1 trilioni di dollari di danni annui, il 6% del PIL globale.

Le priorità sono chiare: espansione rapida delle rinnovabili, eliminazione dei combustibili fossili non mitigati, elettrificazione di trasporti ed edifici, diete sostenibili, pratiche agricole resilienti, riduzione degli sprechi, economia circolare e progettazione sostenibile dei materiali. Gli investimenti raggiungeranno un picco di 3 trilioni di dollari all’anno intorno al 2040, pari all’1,5% del PIL globale, con benefici netti fino a 20 trilioni annui entro il 2070 e oltre 100 trilioni entro il 2100. Aria più pulita, diete migliori e accesso equo alle risorse potrebbero prevenire 9 milioni di morti premature entro il 2050 e oltre 50 milioni entro il 2100.

Le soluzioni devono adattarsi ai contesti locali. Energia pulita, agroecologia, economia circolare e soluzioni basate sulla natura devono integrare strategie diverse da continente a continente, da Paese a Paese, con un ruolo centrale dei Popoli Indigeni, custodi del 25% della biodiversità mondiale. GEO 7 mostra due scenari: uno trasformativo e uno di inazione, con PIL globale ridotto del 20% entro il 2100, innalzamento del livello del mare fino a due metri e costi sanitari dell’inquinamento fino a 25 trilioni di dollari entro il 2060.

“Il costo dell’azione è molto inferiore a quello dell’inazione. Il tempo per agire sta per scadere, ma le soluzioni esistono”, avverte Sir Robert Watson, co-chair del GEO 7. Le decisioni dei prossimi cinque anni determineranno se il futuro sarà di crisi irreversibile o di una transizione concreta verso un pianeta vivibile.

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