Cosa funziona e non funziona di Cime Tempestose?

La lussuria angelica è un fenomeno che avviene nel corpo umano poco dopo la morte per impiccagione: il pene diventa eretto per una pressione della corda sul midollo spinale. Un’esecuzione pubblica diventa uno spettacolo erotico per una folla in preda al parossismo nella scena che apre Cime Tempestose, il nuovo film di Emerald Fennell.

Sadismo, morte e violenza sono i temi sui quali si innesta il nuovo adattamento del romanzo di Emily Brontë, in sala dal 12 febbraio per Warner Bros. Ma cosa funziona e cosa non funziona di questo chiacchieratissimo film?

Anatomia dell’adattamento

Margot Robbie in Cime Tempestose.
Una scena di Cime Tempestose – © Warner Bros

Ogni volta che ci si avvicina a un romanzo c’è da tremare: fan e puristi sono pronti a scagliarsi contro chiunque cerchi di trasporre le pagine di opere immortali. Ma qual è l’adattamento perfetto? Quello più fedele al libro o quello che sfrutta le peculiarità del mezzo cinematografico per rievocare al meglio ciò che è stato impresso su carta? Se tradurre è tradire adattare è devastare, vivisezionare e asportare solo quello che ci serve per raccontare la storia che vogliamo.

In questa eterna lotta, ormai anacronistica, Emerald Fennell si muove in realtà come la maggior parte dei registi che si ispirano a opere già esistenti: estrapola alcuni temi e alcune situazioni per creare qualcosa di nuovo.
Come tutti gli altri film derivati dal testo di Brontë, “Cime Tempestose” mette in scena la storia d’amore tra Catherine e Heathcliff, forse da sempre la parte meno interessante di un’opera che parla della brutalità dell’uomo, della circolarità dell’abuso e delle dinamiche di forza e potere, offrendo anche interpretazioni neocolonialiste e sul razzismo.

Disegnare il desiderio

Margot Robbie e Jacob Elordi in Cime Tempestose.
Margot Robbie e Jacob Elordi in una scena di “Cime Tempestose” – © Warner Bros

L’aspetto maggiormente degno di nota del lungometraggio di Fennell è sicuramente la messa in scena del desiderio femminile. La violenza e la brutalità del romanzo vengono tradotte in forma sessuale, un linguaggio che ritorna nella filmografia dell’autrice – basti pensare a Killing Eve (2018-2022) o a Saltburn (2023), dove il potere erotico è un’arma in mano all’arrivista psicopatico Oliver.

Nella lista di letterboxd pubblicata dal BFI sui film che hanno ispirato la genesi di “Cime Tempestose”, troviamo Crash, Il portiere di notte e Romance di Catherine Breillat, film che navigano il desiderio femminile nel suo essere unico, complesso e sfaccettato, titoli che hanno segnato la rappresentazione del sesso sul grande schermo, spesso torbido e oscuro, a volte incomprensibile e indomabile. Memore delle lezioni impartite da queste opere, Fennell restituisce con sapienza nel suo film immagini erotiche, allusive, e traduce dinamiche del desiderio in maniera inedita per un film così pop e commerciale.

Dichiarazione

“Sono maniacale in un sacco di cose. Sono un demone psicotico dei dettagli.” – Emerald Fennell

Lezioni di target

Jacob Elordi in Cime Tempestose.
Jacob Elordi in una scena di “Cime Tempestose” – © Warner Bros

Il grande pregio del film è proprio la totale consapevolezza del suo pubblico di riferimento. Muovendosi sul piano della fan fiction, l’autrice si rivolge a quella generazione di giovani donne che gravita attorno a tutto il mercato delle young adult romance, storie d’amore tormentate dai risvolti erotici che vanno a ruba nelle librerie e che popolano sul booktok (è spicy? è un meme ormai celebre). Di recente anche il premio Oscar Chloé Zhao ha raccontato di aver iniziato la sua carriera scrivendo fan fiction, e ricordiamo che anche la saga di Cinquanta sfumature nasce come una rielaborazione di Twilight.

Ciò che funziona dunque è la specificità del target, una fetta di pubblico importantissima non solo a livello commerciale, ma anche a livello di legittimazione culturale. Nel compiere quest’operazione però Fennell, differentemente dai vari After o It ends with us, mette al centro il desiderio sessuale della donna, senza l’intrusione di nessuna male fantasy. Il successo di queste opere, al di là del contenuto a volte discutibile, è impossibile da ignorare e spinge a riflessioni simili a quelle sollevate dalle femministe della terza ondata che cercavano di combattere l’odio e il pregiudizio verso i cosiddetti chick-flicks.

Sotto la superficie

Margot Robbie in Cime Tempestose.
Margot Robbie in una scena di “Cime Tempestose” – © Warner Bros

Cime Tempestose a tutti gli effetti è un romanzo che si presta a interpretazioni femministe. Non è un caso che una delle più importanti teoriche femministe, Andrea Dworkin, nel suo Letters from a war zone dedichi un intero capitolo all’analisi dell’opera di Emily Brontë. Il focus di Dworkin è il sadismo della vicenda, in un mondo dove la somiglianza tra due anime viene soppressa quando quella somiglianza diventa Altro rispetto alla bianchezza e alla ricchezza dominanti. La questione di classe è centrale, Cathy non è cosciente di cosa significa sposare Linton mentre Heathcliff come soggetto razzializzato è per forza consapevolmente politicizzato. La scelta di essere moglie e entrare nell’aristocrazia è anche rinunciare a se stessa, a una sé libera e indomabile, rientrando nei ranghi del rispettabile e rinunciando a quella sameness, il cuore del legame indissolubile col selvaggio Heathcliff.

Nel film di Fennell però l’aspetto politico è pressoché assente, spogliando il conflitto delle sue sfaccettature più violente e interessanti, rendendolo poco avvincente – tanto che allo spettatore risulta a volte difficile l’immedesimazione in questa romance tormentata. Strappare lo strato sociopolitico dalla storia d’amore risulta in una narrazione plasticosa e confezionata che non fa leva su quel tormento o struggimento tumultuoso che caratterizzano l’immortalità della storia.

Superficialità: sì o no?

Una scena di "Cime Tempestose"
Una scena di “Cime Tempestose” – ©Warner Bros. Pictures

Cime Tempestose risulta dunque un’operazione commerciale ben architettata che intercetta i desideri e gli interessi di un pubblico di riferimento specifico. Facendo leva anche sulle immagini divistiche dei due protagonisti Margot Robbie e Jacob Elordi, il lungometraggio di Emerald Fennell mette in scena in maniera inedita per il genere di riferimento gli appetiti sessuali femminili muovendosi sul terreno del film erotico senza prenderne però gli aspetti più espliciti.

Questa superficialità è sia il suo punto di forza che la sua debolezza, puntando su atmosfere fuori dal tempo reale ma privando allo stesso tempo la vicenda dei suoi elementi più dirompenti e trasgressivi.

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