Roma, 10 feb. (askanews) – Roma, 10 feb. (askanews) – Nel giorno in cui il governo blinda il decreto Ucraina ponendo la questione di fiducia in aula alla Camera, Roberto Vannacci e i suoi deputati Roberto Sasso, Edoardo Ziello e Emanuele Pozzolo non fanno che ripetere che Futuro Nazionale è “naturale interlocutore del centrodestra” e che faranno “di tutto per non far vincere Schlein, Fratoianni e Conte” alle prossime elezioni. Un posizionamento che esclude con ogni probabilità il voto contrario alla fiducia e tiene aperte le altre due strade: la non partecipazione al voto o il voto a favore. Anche se, come risponderanno domani alla chiama in programma dalle 13,30, lo stanno “ancora valutando” e la decisione spetta all’ex generale.
Nel mirino degli ex leghisti, piuttosto che la premier o il resto del centrodestra, c’è soprattutto il loro ex capo Matteo Salvini. Per Vannacci è stata la Lega a chiedere al governo di porre la fiducia sul decreto di invio armi all’Ucraina proprio “per evitare di far palesare il voto di coscienza (o le assenze in aula) di molti leghisti che dal 2022 seguono e credono nelle indicazioni del partito”, ovvero la contrarietà, almeno a parole, al sostegno militare a Kiev. È durissimo l’intervento di Ziello in aula alla Camera. “La Lega – attacca il vannacciano – pensava di scappare dalla trappola funzionale a far fuoriuscire le proprie contraddizioni, cercando di spostare quindi il fronte su Futuro Nazionale ma non ha pensato che si sarebbe andata a infilare in una terribile imboscata, ancora più grave di quella che subì Varo a Teutoburgo”. Infatti, “ponendo la questione di fiducia su questo provvedimento Vannacci riuscirà a esprimere quale visione ha nei confronti del leader della coalizione di centrodestra”, ovvero di Giorgia Meloni invece “la Lega non potrà scappare dalle proprie responsabilità perché i nostri ordini del giorno continuano ad essere presenti sul provvedimento” e chiedono “di interrompere immediatamente ogni fornitura di armamenti a favore delle autorità ucraine”.
Tra gli ordini del giorno (che si voteranno sempre domani subito dopo il voto di fiducia), infatti, c’è quello dei vannacciani che chiede di prevedere “la cessazione dell’invio di armi, mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all’Ucraina” e destinare i risparmi al “rafforzamento della sicurezza nazionale e al potenziamento delle Forze armate italiane”. Escluso il voto a favore di Avs e M5s, gli ex leghisti sono convinti che l’impegno che chiedono al governo possa essere condiviso da qualche loro ex collega. Tra i nomi che circolano anche quello – di peso – del responsabile Dipartimento Economia Alberto Bagnai. Poi Ingrid Bisa, Erik Umberto Pretto, Giorgia Andreuzza. Occhi puntanti anche su Domenico Furgiuele, responsabile Lega in Calabria, assente quando si votò sulle comunicazioni di Crosetto su Kiev su cui invece Ziello e Sasso votarono contro. Significativa potrebbe essere anche una loro non partecipazione al voto finale sul provvedimento, quando invece, quasi sicuramente, i vannacciani voteranno contro.
Se il ministro degli Esteri Antonio Tajani minimizza sottolineando che “la maggioranza è sempre stata compatta” ma “siamo tre partiti diversi, è ovvio che possono esserci sensibilità diverse però non c’è nessun problema all’interno”, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ci mette la faccia e, ponendo la questione di fiducia in aula alla Camera, parla apertamente di “crisi interna” ma, assicura: “La fiducia non è un modo per scappare” bensì di fare “chiarezza” sul posizionamento politico di ciascuno. L’esponente di Fdi non è tenero con quanti hanno lasciato la Lega per seguire Vannacci: “Non guardo mai con particolare rispetto le persone che sputano nel piatto dove hanno mangiato fino a ieri”. Ma quando gli chiedono se lo vorrebbe o meno in coalizione, non si sbilancia: “Non sono io che decido. Io sono un umile servitore delle vigne della Meloni”.
Per il leader di Più Europa Riccardo Magi, quello di mettere la fiducia è “un trucchetto per lasciare ai vannacciani la porta aperta per entrare in maggioranza: in questo modo infatti, il governo offre ai parlamentari di Futuro Nazionale la possibilità di votare contro il decreto Ucraina, ma a favore della fiducia a Meloni”.
