Dopo il ghiaccio, l’adattamento. L’ultimo episodio del podcast della Carovana dei ghiacciai

Alpi ciammarella bassanese

La sesta e ultima puntata del podcast della Carovana dei Ghiacciai è un viaggio corale, che intreccia sguardi scientifici e responsabilità istituzionali. Con Federico Beffa, program officer dell’Area Ambiente della Fondazione Cariplo

C’è un momento, salendo da Balme, in cui il bosco si apre e il Pian della Mussa si mostra all’improvviso. Una lunga piana attraversata dalla Stura di Ala, incorniciata da versanti ripidi e da cime che superano i 3.600 metri, dove per secoli acqua, ghiaccio e vita umana sono stati profondamente intrecciati. È qui, tra la Ciamarella e la Bessanese, che si conclude la sesta e ultima puntata del podcast “Dove il ghiaccio scompare, in viaggio con la Carovana dei Ghiacciai”: una chiusura che non ha il tono della fine, ma quello di una soglia.

La tappa conclusiva della Carovana 2026 concentra molti dei temi che hanno attraversato l’intero viaggio. Infatti, gli eventi estremi che hanno colpito la valle negli ultimi anni hanno modificato in una manciata di mesi assetti consolidati da secoli. Come spiegano i ricercatori di Arpa Piemonte, questi eventi una volta rari, oggi sono sempre più frequenti.

La Carovana dei Ghiacciai, in questa ultima puntata, non si limita a documentare ciò che scompare – ghiacciai che si ritirano, nevai che non superano l’estate, permafrost che degrada – ma prova a tenere insieme osservazione scientifica e domanda politica. Cosa significa, oggi, vivere e amministrare territori d’alta quota? Come si può passare dalla constatazione del rischio alla capacità di adattamento?

Dalla scienza all’azione: il senso delle strategie di transizione climatica

È proprio in questo passaggio, dalla conoscenza all’azione, che si inserisce il sostegno di Fondazione Cariplo alla realizzazione del podcast e, più in generale, il suo impegno sui territori montani. Come spiega Federico Beffa, program officer dell’Area Ambiente della Fondazione, «con la Call for Ideas Strategia Clima stiamo sostenendo dodici strategie di transizione climatica di diversi territori, tra cui due Comunità montane: la Comunità Montana Valli del Verbano e la Comunità Montana Valle Seriana».

Non si tratta di progetti puntuali, ma di percorsi strutturati. «Abbiamo deciso di accompagnare i territori – racconta Beffa – non solo nella fase di realizzazione delle azioni, ma fin dall’inizio: dalla definizione dell’idea progettuale, alla costruzione della Strategia, fino all’implementazione delle azioni. Questo perché ci siamo resi conto di quanto il bisogno di una visione, di una strategia complessiva sulla transizione climatica a livello locale sia un tassello insostituibile e spesso sottovalutato».

Nella Valle Seriana, la strategia RiForestAzione – promossa dalla Comunità Montana insieme al Parco delle Orobie Bergamasche, all’Università degli Studi di Milano – polo UNIMONT e alla Cooperativa Eliante – e avviata a inizio 2025 con un budget complessivo pari a 2,7 M€, nasce da un quadro climatico già fortemente compromesso. Questo territorio, infatti, ha vissuto un aumento della temperatura media annuale di quasi +3 °C rispetto al periodo 1961–1990, una riduzione delle precipitazioni estive fino al 20%, un aumento atteso degli incendi boschivi e una crescente instabilità idrogeologica. In un territorio dove circa l’85% è occupato da boschi e superfici agricole, il bosco diventa un’infrastruttura cruciale.

«In entrambe le strategie – sottolinea Beffa – il bosco è al centro delle attività (gestione forestale, prevenzione del dissesto, regolazione delle acque), ma anche elemento chiave per la mitigazione climatica». Le foreste non solo assorbono CO₂, ma svolgono una funzione fondamentale di stabilizzazione dei versanti, rallentamento dei deflussi e protezione del suolo, in un contesto in cui le piogge intense e concentrate stanno diventando sempre più frequenti.

RiForestAzione ha mostrato anche cosa significhi trasformare una visione in risultati concreti. Il primo risultato è stato la creazione di una governance stabile dedicata al clima: una struttura coordinata dalla Comunità Montana, con un Responsabile della Transizione Climatica e una Cabina di Regia incaricata di programmare e monitorare le azioni. Un altro risultato rilevante riguarda il coinvolgimento del territorio: la Strategia ha attivato una rete di oltre 330 contatti qualificati tra amministratori e operatori locali e ha sperimentato forme di partecipazione diretta. RiForestAzione, inoltre, ha già avviato alcune prime azioni tecniche: interventi contro il bostrico, manutenzione del reticolo idrico, monitoraggi climatici e i primi passi verso il rafforzamento della filiera bosco-legno-energia. Azioni che non sempre producono effetti immediati, ma costruiscono le condizioni per una valle più resiliente.

Pianificare l’adattamento, coinvolgere le comunità

Un altro elemento centrale delle strategie sostenute da Fondazione Cariplo è la governance. «Le azioni che stanno sviluppando – spiega Beffa – vanno dalla revisione della pianificazione urbanistica locale in chiave climatica alle azioni di mitigazione e adattamento, dall’attivazione dei cittadini al capacity building dei funzionari pubblici, fino al monitoraggio». Non si tratta solo di interventi tecnici, ma di un cambiamento nel modo in cui i territori leggono e gestiscono il cambiamento climatico.

Lo stesso approccio guida la Strategia BoscoClima nelle Valli del Verbano, un’area segnata dagli effetti cumulativi di tempeste, siccità e vulnerabilità degli ecosistemi forestali. Qui, la strategia coinvolge 26 comuni e punta a una trasformazione socio-ecologica che tenga insieme adattamento climatico, tutela della biodiversità e rafforzamento delle capacità amministrative locali.

La Strategia è promossa dalla Comunità Montana Valli del Verbano insieme all’Ente Parco Regionale Campo dei Fiori, all’Università dell’Insubria, alla Società Astronomica Schiaparelli – Centro Geofisico Prealpino, a LIPU e a CAST, con un investimento complessivo di 4,43 milioni di euro. Si articola in 29 azioni e nasce da una situazione di forte criticità: tra il 2020 e il 2024 il territorio è stato colpito da 19 incendi, 34 frane, 38 allagamenti e 18 interruzioni stradali, aggravati dall’abbandono selvicolturale e dalla frammentazione delle proprietà forestali.

Tra i primi risultati concreti di BoscoClima c’è l’avvio di una gestione attiva delle foreste più vulnerabili, in particolare delle vecchie piantumazioni artificiali di conifere fuori areale, che interessano circa 600 ettari, affiancata da un importante lavoro di analisi e pianificazione. Gli studi su rischio incendi, dissesto, siccità e dinamiche forestali sono stati già utilizzati per la redazione del Piano integrato di prevenzione degli incendi e confluiranno nei Piani di Indirizzo Forestale della Comunità Montana e del Parco, orientandoli in modo esplicito al contrasto degli effetti del cambiamento climatico. Parallelamente, la Strategia ha avviato un percorso strutturato per contrastare l’abbandono selvicolturale: la proposta di un Consorzio Forestale ha già raccolto l’adesione di 16 Comuni, disponibili a conferire in gestione circa 1.300 ettari di bosco, ponendo le basi per una gestione coordinata e duratura delle aree forestali.

Questa attenzione alla dimensione territoriale risuona fortemente con le voci raccolte nella sesta puntata del podcast. I rifugisti, i ricercatori, i tecnici che camminano insieme lungo il sentiero raccontano una montagna che cambia stagione dopo stagione. In valli dove i ghiacciai non sono più visibili a occhio nudo, il ruolo di chi vive e lavora in quota diventa anche educativo: aiutare a “leggere ciò che non si vede”, a comprendere che risorse come l’acqua non sono infinite e che il rischio zero non esiste.

Un impegno che viene da lontano

L’impegno di Fondazione Cariplo sulle terre alte si inserisce in un percorso di lungo periodo. «In questo filone – ricorda Beffa – è attivo anche il bando Montagne in transizione e, in passato, iniziative intersettoriali come AttivAree, che hanno riguardato il rilancio di aree interne come l’Oltrepò Pavese e  le valli bresciane Trompia e Sabbia. Non erano progetti solo ambientali, ma anche sociali e culturali, pensati per il futuro delle comunità di montagna».

Accanto alle strategie territoriali, l’attenzione della Fondazione verso i ghiacciai si è concentrata su progetti dedicati, capaci di unire ricerca scientifica, comunicazione e coinvolgimento delle comunità. «Abbiamo sostenuto alcuni progetti importanti». Tra questi, il progetto ClimAda della Fondazione Lombardia per l’Ambiente, fornendo supporto nella fase successiva all’estrazione della carota di ghiaccio dall’Adamello: «tutto quello che è venuto dopo – dall’analisi alla restituzione dei risultati, fino alla comunicazione e al coinvolgimento delle comunità».

Altrettanto interessante è l’approccio adottato dal progetto Sulle tracce dei ghiacciai, ideato dal fotografo Fabiano Ventura e promosso dall’associazione Macromicro: «un progetto fotografico–scientifico sviluppato nell’arco di dieci anni», che ha affiancato rilievi scientifici e confronti fotografici storici per rendere visibile l’arretramento dei ghiacci e rafforzare la sensibilizzazione pubblica.

Guardare avanti

La sesta e ultima puntata della Carovana dei Ghiacciai è un viaggio corale, che intreccia sguardi scientifici, esperienze di vita e responsabilità istituzionali. Nel racconto del Pian della Mussa e della Valle di Ala si alternano le voci di rifugisti e amministratori locali, che raccontano il legame profondo tra acqua, ghiacciai e identità della valle; quelle dei tecnici di Arpa Piemonte, che mostrano sul campo come eventi estremi, frane e valanghe stiano diventando parte di una nuova normalità; e lo sguardo dei ricercatori, che aiutano a leggere questi segnali senza allarmismo, ma con consapevolezza.

A tenere insieme il racconto è la voce della Carovana stessa, che accompagna l’ascoltatore lungo il sentiero e dentro una domanda che attraversa tutte le tappe: come continuare a vivere, frequentare e amministrare la montagna in un clima che cambia? La risposta non è unica né semplice, ma passa dalla conoscenza, dall’adattamento e dalla capacità di fare scelte collettive informate.