Ecoreati, approvato il decreto su tutela ambientale. Legambiente: “Non è sufficiente”

sequestro testuggini

La misura amplia il catalogo dei reati ambientali ma per Legambiente ci sono gravi lacune, a partire da quelle in materia di sanzioni su commercio di specie protette 

Il Consiglio dei ministri ha approvato, in esame preliminare, il decreto legislativo per attuare la direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente. Secondo la nota diffusa dallo stesso Palazzo Chigi, l’intervento vuole “rafforzare la prevenzione e il contrasto dei reati ambientali, tenendo conto dell’accresciuta rilevanza dei fenomeni di degrado ambientale, della perdita di biodiversità e degli effetti dei cambiamenti climatici, nonché della dimensione transfrontaliera della criminalità ambientale”. La misura amplia il catalogo dei reati ambientali rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni, modificando la disciplina delle sanzioni. Nello specifico, è punito anche chi abusivamente mette sul mercato un prodotto il cui impiego possa causare una compromissione di aria, acque, suolo o anche di habitat, biodiversità, flora o fauna. L’aumento della pena è di due terzi se a essere distrutto è un habitat protetto. Ora, entro il 21 maggio 2027, il Parlamento deve elaborare la Strategia nazionale di contrasto ai crimini ambientali.

Per Legambiente, l’impegno profuso dal governo non è sufficiente. “Nel 2015, con l’approvazione della legge 68, che ha introdotto i delitti contro l’ambiente nel Codice penale – afferma il presidente Stefano Ciafani – abbiamo fatto un passo in avanti fondamentale nella lotta all’ecomafia e alla criminalità ambientale. È positivo che ci sia l’impegno a recepire nei tempi previsti la direttiva europea, prevedendo finalmente la definizione di una strategia nazionale, con risorse adeguate. Ma va fatto bene. Daremo il nostro contributo, con proposte concrete e attuabili”.

Per l’associazione sono gravi le lacune nello schema di decreto legislativo approvato, che andrebbero colmate attraverso il confronto in Parlamento. In particolare, il provvedimento non recepisce le indicazioni della direttiva che impone agli Stati membri di adottare sanzioni adeguate, con almeno 3 anni di reclusione, per l’uccisione, la distruzione, il prelievo, il possesso, la commercializzazione o l’offerta commerciale di uno o più esemplari delle specie animali o vegetali selvatiche protette o di prodotti e parti. Si tratta di fenomeni criminali, diffusi anche in Italia, in cui l’Interpol denuncia da tempo gli interessi diretti della criminalità organizzata. Stesso discorso per l’estrazione di acque superficiali o sotterranee se provoca o può provocare danni allo stato o al potenziale ecologico dei corpi idrici superficiali o allo stato quantitativo di quelli sotterranei.

Nello schema di decreto legislativo, per Legambiente, vanno inoltre inserite norme specifiche per recepire quanto previsto dalla direttiva all’art. 15, frutto di un emendamento specifico proposto dalla stessa associazione ambientalista, che impegna gli Stati membri affinché anche le ong che promuovono la protezione dell’ambiente dispongano di adeguati diritti procedurali nei procedimenti riguardanti tali reati.