Energia, la spesa delle famiglie italiane potrebbe crescere fino a 230 euro l’anno

Caldaie fossili

Dal 2027 il nuovo sistema ETS 2, che applica un costo sulle emissioni di CO₂ di carburanti e riscaldamento, potrebbe far lievitare le bollette energetiche nel nostro Paese. I dati di un nuovo studio presentato al Forum QualEnergia 2025 di Legambiente, Nuova Ecologia e Kyoto Club

L’avvio nel 2027 della normativa ETS 2 è sia una sfida sia una grande opportunità. Se da un lato l’Europa, estendendo il sistema di scambio delle emissioni agli edifici commerciali, residenziali e istituzionali, al trasporto su strada e alle imprese, compie un passo decisivo verso la neutralità climatica, dall’altro questo cambiamento necessita di essere guidato affinché l’ambizione ambientale possa procedere di pari passo con la tutela di cittadini e imprese.

Sono proprio queste realtà a essere maggiormente esposte agli effetti che deriverebbero dall’introduzione della politica climatica, sia sul piano sociale che economico. Un dato su tutti: la spesa energetica delle famiglie italiane potrebbe crescere fino a 230 euro l’anno nello scenario più sfavorevole, 2,5 volte la spesa media delle bollette elettriche delle famiglie. Un impatto che varia sensibilmente a livello territoriale: le regioni del Sud e le isole, caratterizzate da un mix energetico meno rinnovabile, potrebbero registrare rincari fino a 56 euro l’anno sulla bolletta elettrica, mentre nel Nord gli incrementi più significativi riguarderebbero il costo del gas, con aumenti fino a 195 euro annui legati soprattutto al riscaldamento domestico.

A subire gli effetti dell’ETS 2 non saranno soltanto le famiglie, anche il comparto commerciale e le piccole imprese artigiane e industriali dovranno affrontare nuovi oneri. Con un prezzo ipotetico della CO₂ pari a 50 euro/tonnellata, il costo complessivo dell’ETS 2 per questi settori potrebbe variare, su scala europea, tra 7 e 8,75 miliardi di euro l’anno. Considerato che l’Italia pesa per circa il 10% delle emissioni UE interessate, il costo indiretto medio stimato si attesterebbe tra 12 e 25 euro l’anno per abitante.

Anche il settore dei trasporti non rimarrà immune: per le famiglie, l’aumento del prezzo di benzina e gasolio potrebbe oscillare tra 60 e 176 euro l’anno, mentre per le piccole imprese l’aggravio potrebbe raggiungere i 550 euro. E infine, anche il trasporto pubblico locale subirà l’impatto dell’inclusione di autobus e mezzi a diesel e metano nel nuovo sistema ETS 2, con un aumento del costo per ciascun passeggero seppur più contenuto rispetto ad altri settori.

Questo è ciò che emerge dallo studio “La normativa EU ETS 2 e le sue conseguenze attese in Italia”, commissionato da Legambiente e Kyoto Club nell’ambito della campagna #perunsaltodiclasse, e presentato nella seconda giornata della XVIII edizione del Forum QualEnergia, durante la sessione “Direttiva case green: le opportunità della normativa europea ETS 2”. L’analisi, a cura di Simone Borghesi (Università di Siena, Istituto Universitario Europeo, Associazione Europea degli Economisti Ambientali), e Jacopo Cammeo (Istituto Universitario Europeo, Associazione Europea degli Economisti Ambientali), evidenzia come l’ETS 2 possa generare impatti sociali rilevanti, soprattutto sulle fasce più vulnerabili, ossia famiglie esposte alla povertà energetica e alla mobility poverty, o già colpite dal caro-prezzi della crisi energetica.

Per compensare gli effetti sociali ed economici della nuova normativa, lo studio indica una serie di proposte che Legambiente e Kyoto Club – insieme ad altre realtà del mondo associazionistico – hanno sottoposto in occasione delle consultazioni pubbliche al Governo, chiamato entro giugno 2025 a presentare alla Commissione europea il proprio Piano Sociale per il Clima. Il documento, di cui ad oggi non si conoscono i contenuti, dovrà definire come impiegare gli oltre sette miliardi di euro destinati all’Italia dal Social Climate Fund, lo strumento europeo pensato proprio per attenuare gli impatti sociali ed economici della transizione verde.

“Come il primo ETS, anche l’ETS 2 è essenziale per ridurre le emissioni, ma va accompagnato da politiche strutturali che evitino effetti sociali negativi e trasformino questa tassa sul carbonio in una opportunità di sviluppo e sostegno per famiglie e microimprese” dichiara Katiuscia Eroe, responsabile energia Legambiente. “Senza un adeguato policy mix le misure climatiche rischiano di risultare regressive, colpendo in particolare i redditi bassi e ormai anche molte famiglie a reddito medio. È quindi fondamentale usare in modo coerente le risorse del Fondo Sociale per il Clima e programmare da subito interventi capaci di sostenere la decarbonizzazione degli edifici indicata dalla direttiva EPBD, garantendo accesso alle tecnologie anche ai nuclei più vulnerabili. Poiché le risorse del Fondo non basteranno, serviranno politiche lungimiranti per proseguire il percorso, puntando su rinnovabili, riqualificazione energetica e investimenti accessibili per famiglie, microimprese e imprese del settore. Tuttavia, il mancato recepimento della Direttiva Case Green e la messa in mora per i sussidi alle caldaie a gas mostrano che il Governo non sembra voler adottare queste politiche, lasciando famiglie e microimprese dipendenti dal gas e soggette a costi energetici in aumento”.

In questo quadro di incertezze, non mancano segnali preoccupanti anche a livello europeo. Notizia di questi giorni è la possibile eliminazione dello stop alla vendita e all’utilizzo delle caldaie a gas, proposta dalla Commissione europea nell’ultima versione del regolamento Ecodesign, rischiando di lasciare, a questo punto, l’uscita da queste tecnologie inquinanti, climalteranti e responsabili degli alti costi delle bollette termiche delle famiglie al 2040, come previsto dalla direttiva EPBD. Su questo auspichiamo che la stessa Commissione riveda la sua posizione non solo per rispettare gli obiettivi di decarbonizzazione del settore edilizio, ma anche per sostenere le famiglie nella riduzione dei costi energetici.

Parallelamente, il contesto economico e tecnologico rende ancora più evidente l’urgenza di scelte politiche coerenti: “Il crollo del prezzo delle tecnologie rinnovabili – dal fotovoltaico ai sistemi di accumulo – fa sì che oggi lo scenario per l’Italia e per gli altri Paesi europei sia radicalmente cambiato: le rinnovabili permettono di abbassare il costo delle bollette” dichiara il direttore scientifico del Kyoto Club Gianni Silvestrini. “È ciò che sta accadendo nei Paesi che ne incentivano la diffusione, come la Spagna, dove negli ultimi quattro anni il costo dell’energia è diminuito del 40%. In Italia questo non avviene perché, anziché favorire lo sviluppo delle rinnovabili, si continuano a introdurre ostacoli e a modificare le norme, creando incertezza e difficoltà per gli operatori. Ed è un vero peccato, perché promuovendo queste tecnologie ridurremmo le bollette energetiche, limiteremmo l’importazione di gas e accelereremmo il raggiungimento degli obiettivi climatici, a partire dalla riduzione della CO₂. La situazione attuale è molto favorevole, ma servono due condizioni: un governo che ne sostenga realmente la crescita e un’opinione pubblica pronta a svolgere un ruolo attivo, invece di frapporre resistenze, come accade in alcuni casi, ad esempio in Sardegna”.

Proprio per evitare che l’implementazione dell’ETS 2 accentui squilibri già esistenti, diventa quindi necessario concentrarsi sulle soluzioni. Ce ne sono diverse che già oggi possono essere adottate; alcune sono state evidenziate dalla stessa Commissione europea, mentre altre sono frutto del lavoro di Legambiente insieme ad altre associazioni e saranno oggetto di un incontro a porte chiuse con i parlamentari che hanno aderito, con l’obiettivo di iniziare a esaminare le misure possibili. Tra le proposte: 1) riqualificazione energetica delle abitazioni con sgravio fiscale al 100% per i redditi molto bassi e un ruolo di CDP per prestiti agevolati e a lungo termine per le famiglie con redditi medio bassi; 2) estensione del Reddito Energetico anche agli affittuari attraverso l’autoconsumo a distanza già previsto tra le configurazioni CACER, e includendo accumuli e pompe di calore per tagliare i costi di riscaldamento e raffrescamento; 3) equo accesso alla mobilità sostenibile con il sostegno ai 2,2 milioni di cittadini con ISEE tra 5.000 e 9.999 euro tramite abbonamenti agevolati al trasporto pubblico locale e incentivi alla sharing mobility riducendo l’IVA dal 22% all’11%; 4) lotta alle isole di calore urbane nei quartieri socialmente e climaticamente vulnerabili attraverso interventi nature based da attuare in Comuni oltre i 50.000 abitanti per migliorare qualità della vita e resilienza climatica; 5) creazione di Nuclei territoriali permanenti nelle aree con maggiore povertà energetica allo scopo di analizzare i bisogni locali, informare i cittadini, accompagnarli nell’accesso alle misure e coordinare a livello territoriale politiche sociali, energetiche e ambientali.

Accanto alle proposte per i nuclei familiari, le associazioni promotrici prevedono anche due raccomandazioni a favore delle microimprese, ossia il 95% del tessuto produttivo italiano che subirà, seppur indirettamente, gli effetti dell’ETS 2. Si tratta della creazione di un fondo di microcredito a tasso zero per interventi di efficienza energetica nei negozi e nelle attività artigiane, e un contributo annuale fino a 3.000 euro per favorire il passaggio a veicoli commerciali elettrici o a basse emissioni nelle consegne e nella logistica cittadina.

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