Eternit bis, la Cassazione annulla la condanna in appello a Schmidheiny

Associazione dei familiari e delle vittime dell'amianto Casale Monferrato

Per la mancata traduzione della sentenza d’appello, la Corte Suprema ha annullato la condanna per omicidio colposo dell’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny ex gestore dello stabilimento Eternit. Cresce rischio prescrizione

Ancora in attesa la soluzione del processo Eternit bis, che riguarda la morte per amianto degli ex lavoratori dell’Eternit e residenti di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria. La sentenza con cui la Corte di appello di Torino ha condannato l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny a nove anni e sei mesi di reclusione è stata annullata dalla Cassazione per un problema di traduzione. La Corte, accogliendo il ricorso della difesa, ha rilevato l’11 febbraio scorso che la sentenza emessa non era stata notificata all’imprenditore svizzero “in una lingua a lui comprensibile”. La sentenza è stata quindi rinviata alla Corte d’Appello di Torino che l’aveva pronunciata il 17 aprile 2025.  Solo poco tempo dopo le Sezioni Unite della Cassazione avevano emesso una decisione in cui si precisava che “le sentenze devono sempre essere tradotte in una lingua nota all’imputato”.

Gli ‘ermellini’ hanno ora stabilito che i giudici piemontesi dovranno tradurre la sentenza in una lingua nota a Schmidheiny (in questo caso il tedesco) e notificata all’imputato, assistito dall’avvocato Astolfo Di Amato, che potrà nuovamente ricorrere in Cassazione sul merito. L’imprenditore, che aveva gestito lo stabilimento ETERNIT di Casale dal 1976 al 1986, era accusato di omicidio colposo plurimo aggravato per la morte di 91 persone, a fronte delle 392 vittime contestate in primo grado.

Secondo gli avvocati di parte civile, il tempo che servirà a compiere questi passaggi avvicina pericolosamente i termini della prescrizione.

Delusione da parte dell’associazione Sicurezza e Lavoro, ammessa come parte civile nel processo Eternit per le vittime di Casale Monferrato, rappresentata dall’avvocato Giacomo Mattalia. «Siamo molto amareggiati per questo ennesimo slittamento – dichiara Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro – che rischia di causare la prescrizione per altri omicidi causati dall’Eternit. È un’ulteriore beffa per le vittime dell’amianto, che ancora una volta vedono allontanarsi la giustizia per i propri cari».

«Non ci arrenderemo – continua Quirico – e continueremo le nostre battaglie per chi si ammala, si infortuna o muore sul lavoro, con rinnovato impegno, chiedendo uno sforzo maggiore da parte dello Stato per garantire piena e rapida giustizia a tutte le vittime sul lavoro».

Il primo procedimento a carico di Schmidheiny, per disastro ambientale, era stato dichiarato prescritto dalla Cassazione nel 2015.