Il nostro Paese a favore di “un’estensione delle quote gratuite Ue oltre il 2034” insieme ad Austria, Croazia, Grecia, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia. Secondo le ong la scelta indebolire la risposta dell’Europa alla crisi energetica
C’è anche il governo italiano tra i firmatari della lettera indirizzata il 18 marzo ai vertici dell’Unione Europea in cui viene chiesta una “revisione approfondita” del sistema Ets (European Union Emissions Trading Scheme), il Sistema per lo scambio di quote emissione di gas a effetto serra dell’Ue. Insieme ad Austria, Croazia, Grecia, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia, anche il nostro Paese ha chiesto “un’estensione delle quote gratuite Ue oltre il 2034” e un approccio “graduale all’eliminazione delle quote gratuite a partire dal 2028”. Una presa di posizione arrivata alla vigilia del summit dei capi di Stato e di governo del 19 marzo a Bruxelles.
A difesa del sistema Ets si era schierato nei giorni scorsi il commissario Ue al clima, Wopke Hoekstra, confermando però che una revisione del sistema da parte della Commissione ci sarà. “L’unica via d’uscita dalla situazione in cui ci troviamo attualmente è una maggiore indipendenza energetica: questo significa più investimenti nella rete, più energie rinnovabili, più nucleare, più stoccaggio. Questo è ciò di cui l’Europa ha bisogno, ancora una volta, per ragioni climatiche ma, nell’attuale contesto, anche per ragioni di competitività e di indipendenza”. Hoekstra ha spiegato che il piano della Commissione Ue è quello di occuparsi nei prossimi due mesi del meccanismo di stabilità e dei nuovi parametri di riferimento dell’Ets. Successivamente, si passerà a una sua revisione alla fine del secondo trimestre o all’inizio del terzo trimestre.
Contro la presa di posizione del governo italiano si sono schierate subito le associazioni Forum Diseguaglianze Diversità, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e Wwf Italia. “Colpire l’Ets o fare marcia indietro su elementi fondamentali del quadro climatico dell’UE non farebbe altro che indebolire la risposta dell’Europa alla crisi” energetica attuale scrivono le associazioni in una nota congiunta. “Al contrario, i soldi dell’Ets vanno usati bene, cioè per accelerare la transizione energetica, porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili, mantenere la rotta del Green Deal europeo e contrastare strutturalmente la povertà energetica”. Per le associazioni “è proprio dall’Ets che potranno venire una parte dei fondi necessari a sostenere la transizione, se non continueranno a essere usati per il ripiano di bilanci e a perdersi in mille rivoli”. Secondo un rapporto della think tank indipendente sul clima Ecco, dei 18 miliardi generati dal meccanismo “chi inquina paga” dell’Ue, solo il 9% (1,6 miliardi) sono andati effettivamente a sostenere le politiche climatiche. Alla luce di ciò, per le organizzazioni ambientaliste e sociali “il governo italiano anziché chiedere irresponsabilmente la sospensione dell’Ets e promuovere una pericolosa deregolamentazione ambientale, deve tutelare l’interesse nazionale e la sicurezza dei cittadini, rafforzando politiche climatiche ambiziose, accelerando la transizione energetica e riducendo strutturalmente la dipendenza da gas e petrolio”.
Sulla questione è intervenuta anche Business Europe, l’associazione delle imprese europee, chiedendo il “mantenimento di un ruolo centrale dell’Ets” ma con una “flessibilità” che contrasti eventuali “volatilità”.
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