Quasi nove fumatori italiani su dieci vorrebbero dire addio alle sigarette. Per sei consumatori su dieci smettere rappresenta una priorità, percentuale che resta alta anche tra chi utilizza sigarette elettroniche e dispositivi a tabacco riscaldato. Eppure soltanto un fumatore su quattro crede davvero di riuscirci: la maggioranza si sente ancora troppo dipendente, sia dal punto di vista fisico sia psicologico.
È il quadro che emerge da una nuova indagine realizzata da Fondazione Umberto Veronesi insieme ad AstraRicerche, presentata ieri al Senato durante il convegno “Strumenti e misure politiche contro il tabagismo, dalla prevenzione alla smoking cessation”. L’incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni, della sanità e della ricerca per discutere le strategie contro il fumo tradizionale e i nuovi dispositivi, sempre più diffusi soprattutto tra i giovani.
“Il fumo continua a essere uno dei principali fattori di rischio evitabili per tumori, malattie cardiovascolari e respiratorie – ha sottolineato Giulia Veronesi -. Oggi vediamo però una dipendenza che cambia volto: molti fumatori alternano prodotti diversi e percepiscono i nuovi dispositivi come meno pericolosi”.
La specialista ha poi aggiunto: “Va sfatata questa falsa verità che le sigarette elettroniche e i prodotti di tabacco possono essere uno strumento per smettere di fumare, è stato dimostrato che questo non succede”.
Anche la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli ha richiamato la necessità di misure più incisive: “Il tabagismo è una crisi di salute pubblica che investe la collettività”.
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