Secondo la sentenza del tribunale del North Dakota, Greenpeace avrebbe organizzato le proteste del 2016 delle comunità indigene contro il passaggio dell’oleodotto Dakota Access. L’associazione: “Se necessario faremo ricorso”
È stata emessa la sentenza finale sulla causa intimidatoria intentata dal gigante del settore petrolifero Energy Transfer (ET) contro Greenpeace International e Greenpeace negli USA. Un tribunale del North Dakota le ha condannate a pagare 345 milioni di dollari di danni all’azienda statunitense.
Come si legge sul sito dell’associazione “Greenpeace USA era stata citata in giudizio dalla compagnia ET in relazione alle proteste del 2016 guidate dalle comunità indigene contro il passaggio dell’oleodotto Dakota Access, nella riserva di Standing Rock. L’azienda fossile statunitense, operatore dell’oleodotto contestato, sostiene infatti in modo infondato che le proteste siano state orchestrate da Greenpeace”.
La sentenza del 28 febbraio respinge alcune parti del verdetto pronunciato dalla giuria della Contea di Morton nel marzo 2025, che le aveva condannate al pagamento di 660 milioni di dollari, ma assegna comunque centinaia di milioni di dollari al colosso Energy Transfer.
Greenpeace International e Greenpeace Stati Uniti hanno già annunciato che chiederanno un nuovo processo e, se necessario, presenteranno ricorso alla Corte Suprema del North Dakota. Per l’associazione “La causa intentata da ET contro Greenpeace è un esempio lampante di SLAPP, cioè azioni legali volte a sommergere organizzazioni non profit e attivisti di spese legali, spingerli verso la bancarotta e silenziare il dissenso”.
“Greenpeace International continuerà a opporsi alle tattiche di intimidazione” ha dichiarato Mads Christensen, Direttore Esecutivo di Greenpeace International. “Non saremo messi a tacere. Al contrario, alzeremo ancora di più la nostra voce, unendola a quella dei nostri alleati in tutto il mondo contro le aziende inquinanti e gli oligarchi miliardari che antepongono il profitto alle persone e al pianeta”.
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