Il documentario su Melania crolla del 67% al botteghino: il mistero dietro le recensioni a 5 stelle

Nel panorama già turbolento delle recensioni online, il caso del documentario Melania sta sollevando interrogativi che vanno ben oltre il semplice apprezzamento cinematografico. Con una disparità così estrema tra il giudizio della critica e quello del pubblico da sembrare surreale, Rotten Tomatoes si è trovata costretta a difendere l’integrità del proprio sistema di valutazione. Ma le evidenze raccolte dagli utenti raccontano una storia diversa, che mette in discussione l’affidabilità di uno dei termometri più consultati dell’industria dell’intrattenimento. Il documentario dedicato alla first lady Melania Trump, distribuito da Amazon, ha infatti registrato un punteggio critico dell’8% sul Tomatometer di Rotten Tomatoes, mentre l’audience score viaggia al 99%. Per capire l’entità di questa discrepanza: il film ha ottenuto un punto percentuale in meno di Gigli tra i critici, ma un punto in più de Il Padrino tra il pubblico. Una forbice così ampia è praticamente senza precedenti nella storia della piattaforma.

Di fronte alle crescenti speculazioni, un portavoce di Rotten Tomatoes ha rilasciato una dichiarazione netta alla rivista People: “Non c’è stata alcuna manipolazione da bot sulle recensioni del pubblico per il documentario Melania. Le recensioni visualizzate sul Popcornmeter sono recensioni verificate, il che significa che è stato verificato che gli utenti hanno acquistato un biglietto per il film“. La parola chiave qui è “verificate“. Il sistema di Rotten Tomatoes, in teoria, dovrebbe garantire che solo chi ha effettivamente visto il film possa lasciare una recensione nella sezione audience score. Un meccanismo nato proprio per arginare fenomeni di review bombing o manipolazioni orchestrate. Eppure, questa volta il sistema sembra aver mostrato tutte le sue crepe.

Diversi utenti hanno infatti condotto analisi approfondite dei profili che hanno lasciato recensioni positive al documentario, scoprendo pattern inquietanti. Come ha evidenziato un post diventato virale su X, la stragrande maggioranza degli account che hanno lasciato recensioni a cinque stelle presentano caratteristiche comuni: sono profili nuovi, senza alcuna cronologia di recensioni precedenti, e tutti sembrano aver acquistato i biglietti attraverso Fandango, la piattaforma di ticketing che fa capo allo stesso gruppo proprietario di Rotten Tomatoes. Un altro utente ha riassunto la situazione con dati ancora più precisi: “Sono entrato su Rotten Tomatoes per vedere le recensioni del film su Melania. Sembra che tutte le recensioni verificate, che erano tutte a cinque stelle, provenissero da persone che: 1) non avevano mai lasciato un’altra singola recensione nella cronologia del proprio account 2) tutte queste persone hanno acquistato i biglietti su Fandango“.

La domanda che sorge spontanea è: come possono centinaia di account appena creati, senza alcuna attività pregressa, acquistare tutti biglietti per lo stesso film e lasciare recensioni entusiastiche nello stesso arco temporale senza che questo sollevi campanelli d’allarme? Il sistema di verifica di Rotten Tomatoes controlla l’acquisto del biglietto, ma evidentemente non tiene conto della natura sospetta di profili creati ad hoc. La controversia si inserisce in un contesto già complicato per il film. Durante il secondo weekend di programmazione, Melania ha registrato un crollo del 67% al botteghino, raggiungendo un totale di 14,5 milioni di dollari in dieci giorni. Una cifra modesta se confrontata con il budget di 40 milioni per i diritti di distribuzione e 35 milioni per il marketing. I numeri reali, insomma, sembrano raccontare una storia molto diversa rispetto alle recensioni stellari.

Il caso non è passato inosservato nemmeno nel mondo dello spettacolo televisivo. Jimmy Kimmel, nel suo talk show, ha ironizzato sulla situazione con il suo consueto sarcasmo tagliente: “Questo è molto basso. Per metterlo in prospettiva, è l’1% in meno di Gigli. Ma questo è solo ciò che dicono i critici perdenti e odiatori. Il punteggio del pubblico per Melania è positivo al 99%, che è l’1% in più de Il Padrino. E sono sicuro che Donald J. Corleone non abbia avuto nulla a che fare con tutto questo“. Kimmel ha anche richiamato precedenti storici della famiglia Trump legati alla manipolazione delle classifiche: nel 2019, il Comitato Nazionale Repubblicano acquistò copie del libro di Don Jr. per un valore di 100.000 dollari, distribuendole in borse omaggio, riuscendo così a far debuttare il volume al primo posto nella classifica bestseller del New York Times, nonostante la sostanziale assenza di lettori reali.

Il conduttore ha inoltre menzionato report su acquisti di biglietti in blocco per il documentario, successivamente distribuiti gratuitamente ad attivisti repubblicani e case di riposo. Una strategia che, se confermata, spiegherebbe almeno in parte sia i numeri al botteghino che l’anomalia delle recensioni verificate. Vale la pena notare che Rotten Tomatoes è di proprietà di Fandango, controllata a sua volta da Comcast e Warner Media. Un intreccio proprietario che solleva ulteriori interrogativi sulla trasparenza e l’indipendenza della piattaforma quando si tratta di film distribuiti da colossi dell’industria come Amazon.

Al di là delle dinamiche specifiche di questo caso, la vicenda riaccende il dibattito sull’affidabilità dei sistemi di recensione online. Se anche le piattaforme verificate possono essere aggirate attraverso la creazione massiccia di account nuovi con acquisti reali ma coordinati, quale valore hanno davvero questi punteggi. Gli algoritmi possono verificare una transazione, ma faticano a distinguere l’entusiasmo genuino dalla campagna orchestrata. Come ha sintetizzato un utente di lunga data di Rotten Tomatoes: “Posto recensioni su RT da oltre un decennio. Di solito, la disparità tra il punteggio dei critici e quello del pubblico è ragionevole e realistica. Tuttavia, un punteggio dei critici all’8% e uno del pubblico al 99% suona estremamente sospetto. Che si tratti di bot o di tangenti per gonfiare fraudolentemente il punteggio del pubblico del film, RT deve fare chiarezza“.

Alla data di domenica 8 febbraio, il documentario Melania mantiene il suo 8% tra i critici e il 99% tra il pubblico su Rotten Tomatoes. I numeri rimangono lì, cristallizzati in una contraddizione che nessuna dichiarazione ufficiale è riuscita davvero a spiegare. E mentre il dibattito infuria online, la domanda rimane aperta: in un’era in cui la manipolazione digitale è sempre più sofisticata, possiamo ancora fidarci dei sistemi che dovrebbero garantire autenticità e trasparenza.

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