Ci sarebbero alcuni dissapori di vicinato dietro all’omicidio di Luca Carbone, il pizzaiolo di 47 anni trovato morto nella sua auto a Cosenza il 13 gennaio 2026. A freddarlo a colpi d’arma da fuoco mentre era in auto è stato il vicino, Francesco De Grandis. Quest’ultimo ha esploso i colpi di pistola dal quinto piano del palazzo e uno ha colpito Carbone al torace. Condotto in caserma per l’interrogatorio, De Grandis ha ammesso di avere sparato alla vittima, con la giustificazione che la sua intenzione era “intimidire” e non uccidere.
Ad accorgersi del cadavere è stato un passante che ha notato il corpo riverso in auto ed ha chiamato i carabinieri. Il delitto è stato compiuto davanti al palazzo di edilizia residenziale pubblica dove viveva il nonno della vittima, morto recentemente, e che, secondo alcune testimonianze, adesso sarebbe stato occupato da Carbone. L’uomo, pizzaiolo, attualmente disoccupato, proprio la mattina della sua morte, secondo quanto si è appreso, era stato a fare dei colloqui di lavoro e una decina di giorni fa aveva perso il padre. Un’amica, giunta sul luogo dell’omicidio, ha parlato di un “ragazzo tranquillo che si prendeva cura della mamma e del fratello, non autosufficienti” e che vivono in un’altra zona. Subito dopo i primi rilievi i carabinieri hanno avviato una serie di perquisizioni nelle abitazioni del condominio dove viveva la vittima.
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