Roma, 14 gen. (askanews) – Venerdì ci sarà tutto il “campo largo” in piazza a sostegno dell’Iran, ma in Parlamento il fronte delle opposizioni si incrina, con M5s che si sfila dalla mozione unitaria lamentando la mancanza di un passaggio contro eventuali interventi militari unilaterali. Un distinguo che tanti nel Pd minimizzano ma che porta alla luce ancora una volta i diversi approcci in politica estera che convivono nel centrosinistra. Una discussione che affiora anche durante l’assemblea congiunta dei parlamentari Pd riunita per valutare la risoluzione che verrà presentata in vista del nuovo decreto Ucraina: è stato soprattutto Piero Fassino, raccontano, a dar voce alla richiesta della minoranza Pd di azioni più nette e convinte a sostegno dell’Iran, oltre a sollecitare una presa di posizione a favore di un invio di truppe italiane in Ucraina nell’ambito di una forza internazionale di peacekeeping.
Il fatto è che il sostegno al popolo iraniano in rivolta – per M5s ma anche per Avs e per buona parte del Pd – non può in alcun modo essere confuso con un’approvazione dell’eventuale intervento militare Usa. E’ Giuseppe Conte a spiegare la scelta di M5s di astenersi sulla risoluzione unitaria: “Avevamo chiesto una cosa semplice: mettere nero su bianco in quel testo la nostra contrarietà ad azioni militari unilaterali, condotte fuori dal quadro del diritto internazionale, che coprono altri interessi rispetto alla libertà di tanti giovani, di tanti cittadini iraniani che vogliono mettere fine alla tirannia. Ci hanno detto no!”.
E Avs, con Marco Grimaldi, pur votando la risoluzione esprime una posizione molto simile a quella dei 5 stelle: “Il cambiamento in Iran può nascere solo dal coraggio delle iraniane e degli iraniani, dalla forza degli scioperi, dall’organizzazione sociale. E noi dobbiamo stare dalla parte di chi resiste non di chi vuole trasformare l’Iran in un nuovo teatro di guerra”.
Ma il Pd è meno drastico, anche il ragionamento sull’intervento militare è più articolato. Lo spiega Francesco Boccia: “Per quello che riguarda l’ipotetico intervento ‘chirurgico’ da parte degli Usa non si tratta di essere favorevoli o contrari. Gli eventuali interventi si fanno dentro il perimetro del diritto internazionale, che deve essere rispettato. Se c’è un crimine contro un popolo, come in Iran, esistono le regole dell’Onu che consentono di intervenire. Basta rispettarle, invece di calpestarle con azioni unilaterali”.
Il tema è delicato per i democratici, da giorni sotto traccia si registrano frecciate tra l’ala ‘riformista’ che lamenta un’eccessiva cautela sull’Iran e la maggioranza del partito che respinge la critica. Filippo Sensi da giorni lavorava per una risoluzione bipartisan, Pina Picierno, vice-presidente del Parlamento europeo, definisce “grave” l’astensione M5s e Fassino, appunto, anche durante l’assemblea dei parlamentari dice che non si sta facendo abbastanza e che i democratici dovrebbero promuovere una manifestazione. L’ex segretario Ds tocca anche un altro tema scottante, chiedendo di sostenere l’eventuale invio di truppe italiane in Ucraina.
Gli rispondono parecchi esponenti della maggioranza Pd. Arturo Scotto, raccontano, dice che “sull’Iran non accettiamo lezioni da nessuno, siamo sempre stati in prima fila. Qualsiasi forma di fondamentalismo è nostro nemico, siamo in piazza da anni, è la destra che non c’è mai stata”. Laura Boldrini, riferisce chi era presente, aggiunge: “Noi abbiamo le carte in regola perché nessuno ha fatto tanto come noi. Voglio rassicurare Piero perché noi abbiamo fatto tante iniziative con le donne iraniane di ‘Donna, vita e libertà’”.
E la manifestazione ci sarà, avrebbe spiegato Peppe Provenzano: sarà quella di venerdì proprio insieme a ‘Donna, vita e libertà’. Anche lui, spiegano, avrebbe ricordato tutte le iniziative del partito a sostegno del popolo iraniano, compresi i tanti atti parlamentari che “portano tutti la prima firma del Pd”. Per quanto riguarda le truppe in Ucraina, poi, Scotto avrebbe risposto a Fassino che “non è il caso di affrontare ora una discussione teorica: bisogna capire quali saranno eventualmente le regole d’ingaggio, il contesto internazionale…”.
D’altro canto sull’Ucraina la linea fissata nella risoluzione Pd e ribadita da Elly Schlein all’assemblea dei parlamentari rimane quella del “sostegno pieno”, anche militare. Cosa che invece sarà esclusa dai documenti di 5 stelle e Avs. Commenta un parlamentare Pd di maggioranza: “Anche al governo hanno posizioni diverse, ma poi trovano la sintesi. Lo faremo anche noi quando saremo a palazzo Chigi”.
