Legambiente: “Una scelta miope e perdente sostenuta anche dall’Italia. Un grande regalo alla Cina, si mina la leadership climatica europea. Serve mantenere la rotta dell’elettrico per garantire la competitività dell’industria automobilistica”
“La proposta di revisione del divieto di vendita delle auto a combustione a partire dal 2035 avanzata oggi dalla Commissione Ue, con il sostegno di Italia e Germania – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è una scelta miope e perdente che rischia di portare una serie di conseguenze negative per la competitività futura del nostro comparto automobilistico facendo, al tempo stesso, un regalo al principale competitore cinese. Inoltre, si andrà a minare ulteriormente la leadership climatica europea proprio quando si celebra il decennale dell’Accordo di Parigi. Lanciamo, dunque, un appello al buon senso visto che ora la palla passerà al Parlamento e Consiglio europeo dove già Spagna, Francia ed i Paesi nordici hanno annunciato l’opposizione alla proposta della Commissione. Quello che è certo è che è ancora possibile mantenere la rotta sull’elettrico ed evitare così l’eutanasia dell’industria automobilistica europea, in nome di una neutralità tecnologica che non è la soluzione magica per affrontare la sua lunga crisi.
Legambiente ricorda che la crisi del settore automobilistico non ha nulla a che fare con il divieto di vendita dal 2035 delle auto a benzina e diesel. In Europa, attualmente, si vendono quattro milioni di auto in meno rispetto al 2019. E questo è dovuto al fatto che le principali case automobilistiche europee hanno preferito incrementare a dismisura i propri profitti senza investire nel loro futuro. Stando ai dati di Transport and Environment (T&E) tra il 2018 ed il 2024, infatti, il prezzo medio delle auto è aumentato del 40%, passando da 22.000 a 30.700 euro, riducendo così il volume delle vendite visto che la maggior parte degli europei non si può permettere un’auto nuova a questi prezzi. E in Cina, i marchi europei stanno perdendo vendite e margini a un ritmo sostenuto a causa dell’agguerrita concorrenza locale nel settore dei veicoli elettrici.
Le auto elettriche, infatti, sono già le più economiche da gestire e stanno rapidamente diventando anche le più economiche da acquistare. Dietro la scelta della neutralità tecnologica si nascondono opzioni molto più costose per gli automobilisti. Le auto ibride plug-in costano in media 55.000 euro e per i conducenti di questi veicoli di terza mano costano 0,92 euro al litro in più rispetto ad un’auto a benzina. Mentre i carburanti sintetici costerebbero dai 6 agli 8 euro al litro. Ed i biocarburanti avanzati rimarrebbero costosi a causa della loro scarsa disponibilità. È per questo che a livello globale la corsa all’elettrificazione è inarrestabile. Le vendite di veicoli elettrici in Cina ed in mercati in rapida crescita come Thailandia e Vietnam sono in forte espansione, superando ora quelle dell’Europa. Sebbene anche da noi si registra una crescita significativa. Nel terzo trimestre di quest’anno le vendite di auto elettriche in Europa hanno registrato un nuovo record raggiungendo una quota di mercato del 17,4%, mentre l’Italia resta bloccata al 5,2%.
“Questo è il momento di mantenere la rotta dell’elettrico. Tutte queste discussioni sugli ibridi, sui biocarburanti, sugli e-fuel e sui veicoli a combustione “efficienti” – dichiara Mauro Albrizio, responsabile ufficio europeo di Legambiente – sono distrazioni che non daranno all’Europa il tempo e lo spazio per competere con la Cina. Solo se si confermano gli attuali obiettivi al 2035 l’industria automobilistica europea può avere una reale possibilità di competere a livello globale e di trasformarsi in un player competitivo nel settore dei veicoli elettrici. Indebolendoli e consentendo alle case automobilistiche di aggrapparsi alla tecnologia dei motori a combustione del passato, l’industria automobilistica europea rimarrà permanentemente indietro. Rallentare l’elettrificazione non aiuterà. Peggiorerà la situazione, compromettendo le centinaia di miliardi di investimenti già impegnati nella filiera elettrica. Una decisione che l’Europa non può permettersi, pena l’eutanasia della sua industria automobilistica”.
