Il giocatore del 1974 mostra James Caan nei panni di un professore universitario che accumula debiti impossibili con bookmaker criminali. Quarant’anni dopo, il remake del 2014 con Mark Wahlberg riprende la stessa storia: un docente di letteratura che rischia tutto al tavolo da gioco, incapace di smettere anche quando perde.
Gli anni Settanta: dipendenza senza filtri
Karel Reisz dirige 40.000 dollari per non morire (The Gambler) nel 1974 quando Hollywood scopre il cinema come strumento di denuncia sociale. Il film non offre romanticismo: le scommesse distruggono vite, le sale da gioco sono squallide, i personaggi disperati affrontano conseguenze irreversibili. James Caan riceve una candidatura ai Golden Globe per l’interpretazione di Axel Freed, professore brillante divorato dalla dipendenza dal gioco. Il film stabilisce uno standard narrativo che attraverserà decenni: l’ossessione per le scommesse come spirale autodistruttiva progressiva.
Tra strategia e glamour: anni Novanta
21 (2008) racconta la storia vera di studenti del MIT che sviluppano un sistema matematico per battere i casino di Las Vegas al blackjack. Il film introduce un approccio analitico al gambling: non istinto ma calcolo, probabilità, strategia. Ben Mezrich scrive il libro “Bringing Down the House” su cui si basa la sceneggiatura, documentando operazioni che fruttano milioni di dollari attraverso il conteggio delle carte. Sebbene il focus sia sui tavoli da gioco, l’approccio matematico diventerà centrale nell’industria moderna delle scommesse sportive, dove algoritmi e analisi statistica sostituiscono l’intuito dei vecchi bookmaker.
Get Shorty – Prendi i soldi e scappa (1995) di Barry Sonnenfeld rilancia John Travolta dopo Pulp Fiction. Il film esplora Hollywood e il mondo criminale, toccando tangenzialmente il tema delle scommesse attraverso personaggi che operano ai margini della legalità, dove debiti di gioco e attività mafiose si intrecciano.
Il nuovo millennio: eccessi e tecnologia
Oggi piattaforme come NetBet.it hanno eliminato ogni barriera fisica tra impulso e azione. Non serve più entrare in una sala scommesse o chiamare un bookmaker: chiunque può piazzare una scommessa su una partita NBA o sulla Champions League in pochi secondi dallo smartphone.
Martin Scorsese dirige The Wolf of Wall Street (2013) con Leonardo DiCaprio nel ruolo di Jordan Belfort, broker che costruisce un impero finanziario attraverso pratiche al limite della legalità, dove scommettere somme enormi diventa routine quotidiana e le conseguenze dell’avidità si manifestano in eccessi sempre più estremi che culminano in un crollo devastante.
Molly’s Game (2017) racconta la storia vera di Molly Bloom, che organizza partite di poker clandestine per stelle di Hollywood e miliardari. Aaron Sorkin dirige il film basato sull’autobiografia di Bloom: gli enti raggiungono cifre astronomiche, i giocatori includono attori famosi e magnati, l’operazione genera milioni prima che l’FBI intervenga. Il film documenta come il gambling d’élite operi in circoli esclusivi.
Dal crimine alla normalizzazione
Il remake di The Gambler (2014) con Mark Wahlberg aggiorna la storia per l’era digitale. Sono passati 40 anni. Le scommesse si sono trasformate da pratica controllata dal crimine organizzato a industria regolamentata da miliardi di euro. Molti paesi hanno legalizzato il betting negli ultimi decenni. Il cinema ha documentato questa evoluzione: dai bookmaker minacciosi degli anni Settanta alle app contemporanee che rendono le scommesse accessibili ovunque, la distanza tra desiderio e conseguenza si è ridotta a zero.
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