Don Peppe Diana, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin insegnano che non bisogna smettere di pretendere verità e giustizia. Anche climatica
Investire sul fossile conviene. E in barba alla necessità di accelerare la transizione ecologica, gli istituti finanziari mondiali nel 2022 hanno “puntato” sull’industria dei combustibili climalteranti con ben 673 miliardi di dollari. Proprio nell’anno in cui il prezzo del gas è schizzato alle stelle, sarebbe stato opportuno trasferire ingenti capitali verso la sostenibilità, invece, le principali imprese del settore Gas naturale liquefatto hanno ottenuto il 50% dei finanziamenti in più rispetto all’anno precedente.
È quanto fotografa il report “Banking on climate chaos 2023”, sconfessando così le promesse fatte nel 2021 dalla rete volontaria di istituti bancari, la Net-zero banking alliance, alla Cop26 di Glasgow: allineare gli investimenti agli obiettivi climatici. Gli impegni sono tuttora vaghi e tante buone intenzioni celano uno scenario ancora fossile – come illustra Riccardo Gola in copertina – in cui la sola Europa sta provando a spingere la finanza verso gli investimenti verdi. La Corporate sustainability reporting directive (Csrd), da adottare entro il 5 luglio, prevede infatti la pubblicazione di report sulla sostenibilità climatica per grandi imprese, banche e assicurazioni. Un passo avanti necessario, ma non sufficiente.
Intanto, il mondo continua a spendere in armi piuttosto che per scongiurare la crisi climatica. Lo ha denunciato, ancora una volta, António Guterres. Il segretario generale delle Nazioni Unite a febbraio si è detto “afflitto di fronte al fatto che i governi sacrifichino i fondi destinati alla lotta contro il riscaldamento globale, per la sicurezza alimentare, e più in generale per lo sviluppo sostenibile, mentre investono cifre stratosferiche nel settore delle armi”.
In questo numero della rivista ricordiamo due avvenimenti dolorosi accaduti trent’anni fa, nel 1994. Il 19 marzo a Casal di Principe la camorra uccideva don Peppe Diana, il parroco che ha sfidato i boss e sostenuto le cittadine e i cittadini di una terra martoriata dalla lotta fra clan e dagli smaltimenti illegali di rifiuti. Il giorno dopo, il 20 marzo, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin venivano ammazzati a Mogadiscio mentre indagavano su traffici internazionali di rifiuti e armi. Le loro vite spezzate, a tre decadi di distanza, ci insegnano ancora che non bisogna smettere di cercare e pretendere verità e giustizia. Anche climatica.
