L’Italia rinvia l’addio al carbone al 2038

centrali carbone Civitavecchia

Passa l’emendamento della Lega al dl Bollette che proroga il phase-out e offre nuova vita alle centrali

Nuova vita per le centrali a carbone italiane. Per far fronte alla crisi energetica, in caso di emergenza si potrà continuare ad attingere al fossile più inquinante fino al 2038, 13 anni oltre la scadenza fissata dal Piano nazionale energia e clima, che prevedeva lo stop entro dicembre 2025.

Il ministro per gli Affari europei e il Pnrr, Tommaso Foti, difende la scelta: “Tutte le fonti di energia, almeno nell’immediato, devono essere utilizzate al meglio”. Ma per il Pd sono solo “chiacchiere pericolose e propaganda”, commenta Andrea Orlando, perché gli impianti sono fermi da anni e riattivarli richiede tempo. Mentre il leader di Europa Verde Angelo Bonelli accusa il governo di “climafreghismo”. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha più volte indicato la volontà di mantenere “in riserva” le centrali di Brindisi e Civitavecchia. Attualmente, il ministero stima che i costi economici dell’utilizzo sarebbero sostenibili se il prezzo del gas salisse stabilmente sopra i 70 euro al megawattora, una soglia al momento lontana rispetto a circa 55 euro di questi ultimi giorni. L’unico modo al momento per far tornare conveniente il carbone sarebbe allentare la normativa sugli Ets, come richiesto dal governo italiano.

 

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