Roma, 29 mar. (askanews) – Azione avanza “proposte interessanti” su cui è possibile “lavorare insieme”, ma “non voglio sostituire” gli alleati di governo. Lo assicura Giorgia Meloni, che questa mattina ha scelto Carlo Calenda per il suo ‘debutto’ da premier in un congresso di partito. Al suo arrivo nello spazio eventi in cui si svolge l’assise viene accolta da un applauso e dal benvenuto “emozionato” della vice presidente del partito Elena Bonetti.
La premier si siede in prima fila e ascolta tutto l’intervento del leader: “E’ una nostra avversaria, ma con gli avversari si parla”, dice Calenda. Un’impostazione su cui Meloni si trova d’accordo. “Abbiamo fatto un po’ discutere con questa presenza – ricorda – forse dovremmo interrogarci sul perché un normale confronto faccia discutere. Ho letto cose bizzarre, come la teoria secondo cui volevo concedermi una scorribanda tra i moderati. E devo dire che dopo l’intervento di Calenda porto io moderazione. O cose surreali come quella che vengo qui per dare segnali agli alleati, che vorrei sostituirli”. E invece ha accettato l’invito, spiega, “per una ragione banale ma anche più profonda: io vengo da una storia politica di una comunità che ha fatto del confronto con le idee anche più distanti la cifra della propria dimensione senza che potesse mettere in discussione l’identità. La politica si fonda su questo”. E uno dei problemi dell’Italia è proprio che “in molte occasioni si antepone l’interesse di partito a quello nazionale” leggendo tutto “con la lente dell’ideologia”, cosa che “ha indebolito la credibilità politica e allontanato i cittadini”.
La premier punta quindi il dito contro le ‘altre’ opposizioni. Quel Giuseppe Conte che con “politiche scellerate” ha “devastato i conti pubblici” e che da presidente del Consiglio “sottoscrive il 2% del Pil per le spese in difesa come chiesto dalla Nato e poi quando è all’opposizione va in piazza per manifestare contro chi cerca di mantenere quell’impegno sottoscritto dall’Italia”. O come Elly Schlein, che “dice che gli Usa non possono essere nostri alleati”, e i leader che “sostengono la linea che l’Europa non debba spendere risorse per la propria sicurezza”. La loro proposta, ironizza, “è che l’Europa diventi una grande comunità hippy demilitarizzata che spera nella buona fede delle altre potenze straniere?” La realtà, per lei, è che gli investimenti per la difesa sono “il prezzo della libertà”.
Da parte sua, la linea del governo è quella della “serietà” tanto in economia quanto nei rapporti internazionali, in particolare con gli Stati Uniti. Sui dazi, per esempio, “non si deve agire per impulso, bisogna agire in modo ragionato cercando di raggiungere un punto di equilibrio”. Quanto alle polemiche sulla sua intervista al Financial Times, in cui si è detta d’accordo con J.D. Vance sulle critiche all’Europa, precisa di non aver detto, come qualcuno ha accusato, che “la Meloni dichiara di stare con Trump contro l’Europa” ma che “l’Italia sta in Europa ma anche per rafforzare o difendere l’unità dell’Occidente che è un bene troppo prezioso per essere archiviato con leggerezza”. Esattamente come – dice – oggi in un’intervista riconosce anche la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Una politica “seria” – rivendica – anche per le riforme, quelle per il premierato, sulla giustizia, per l’autonomia differenziata, il cui obiettivo è “cercare di consegnare un’Italia migliore di quella che noi abbiamo ereditato, più consapevole del suo ruolo globale, che torna ad indicare la rotta, consapevole che può ancora stupire il mondo”.
“Trovo molto interessanti alcune proposte di Azione”, come sull’energia, il nucleare o l’acqua e “su questo – assicura – possiamo lavorare insieme”, nella convinzione che “la democrazia dell’alternanza non si fonda su una diversità antropologica, ma banalmente su idee diverse” che però, se si confrontano, possono individuare “soluzioni migliori. Questa è una caratteristica che voglio riconoscere ad Azione: una forza politica che si confronta nel merito delle cose, guardando al risultato anziché al posizionamento politico”.
“La presidente Meloni – commenta Calenda – ha fatto il suo intervento sulla sua prospettiva, sulla sua idea, dei rapporti con gli Usa. Ha parlato del suo programma di governo, ha fatto il suo intervento. Per noi il punto che rimane dirimente e che spaccherà i due poli è che nei prossimi mesi l’Ue dovrà scegliere un’autonomia strategica che comporta investimenti comuni sulla difesa. E oggi noi sappiamo che Salvini non è d’accordo e il Movimento 5 stelle non è d’accordo. Cosa fanno destra e sinistra rispetto a questo? E’ una scelta che ha lo stesso livello di importanza di quella che fece De Gasperi decidendo di stare nella Nato e di cercare poi di costruire la Comunità europea di difesa. Noi oggi a questa domanda non abbiamo risposte. Siamo in un passaggio della storia in cui il bipolarismo italiano è totalmente fratturato”.