Meloni: misura contro caro-carburanti. Rush finale sul referendum

 

Roma, 18 mar. (askanews) – Un video tutorial per invitare a votare sì al referendum, con tanto di facsimile della scheda e inquadratura mentre traccia una X sul sì. Ma, soprattutto, un decreto con misure per affrontare l’emergenza del prezzo dei carburanti schizzato alle stelle a causa della guerra in Iran e Medio Oriente. Prima di partire per Bruxelles e partecipare a un Consiglio europeo che, inevitabilmente, sarà condizionato dalle conseguenze della crisi internazionale, Giorgia Meloni fa la sua mossa davvero ‘pop’, di certo quella che più tocca da vicino le preoccupazioni degli italiani dopo l’attacco di Usa e Israele al regime di Teheran.

La premier convoca a sorpresa un Consiglio dei ministri a sera per dare il via libera al provvedimento che già ci si attendeva la settimana scorsa ma che – aveva spiegato lei stessa in Parlamento – richiedeva un tempo di elaborazione più lungo in modo da valutare davvero “gli introiti derivanti dall’Iva” e quindi “costruire un impatto percepibile dai cittadini”. Si tratta, spiega subito dopo al Tg1, di un “taglio di 25 centesimi al litro”, di un intervento che allo stesso tempo consente di abbassare il prezzo dei carburanti ma anche di combattere le speculazioni “introducendo delle sanzioni per chi dovesse discostarsi”.

E’ la stessa Meloni a definire questa misura una “priorità” del governo. La premier, d’altra parte, era perfettamente consapevole di dover dare un segnale ai cittadini che, come confermano molte rilevazioni arrivate anche sul suo tavolo, si sentono minacciati direttamente dal nuovo conflitto e stanno manifestando un sentimento di crescente diffidenza nei confronti delle mosse di Donald Trump, verso cui finora palazzo Chigi ha sempre cercato di tenere un rapporto magari franco ma comunque di vicinanza.

D’altra parte, ormai da settimane, il timore dei partiti della maggioranza e della stessa premier è che le preoccupazioni degli italiani finiscano per mettere in secondo piano il referendum sulla giustizia che si celebra domenica e lunedì e che è sicuramente un tornate politico delicato per il governo. Pubblicamente nessuno ammette che le due cose siano collegate, ma fuori dai taccuini un importante esponente dell’esecutivo la mette così: “C’è chi sa giocare a dama e fa la sua mossa e chi no”.

Ancora una volta comunque Giorgia Meloni è tornata a separare le sorti dell’esecutivo da quelle dell’esito della consultazione. “Ho già detto che non mi dimetterò” in caso di vittoria del no al referendum, “e – ribadisce – non temo contraccolpi politici, perché i governi cadono quando non hanno delle maggioranze a sostenerli. È la nostra solida, lo è stata anche in questa campagna elettorale”. Piuttosto, aggiunge, è il fronte opposto a non essere compatto visto che molti a sinistra voteranno sì.

La grande incognita per il centrodestra resta il rischio astensione, nella convinzione che più sarà alta la partecipazione più chance ci saranno di una vittoria del Sì. Anche in questa direzione va il video tutorial pubblicato dalla presidente del Consiglio. “E’ importante sapere che non c’è il quorum. Il risultato sarà valido qualunque sia l’affluenza. Questo significa che la differenza la fa chi va a votare”, il messaggio diffuso per motivare il suo elettorato.

 

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