A quattro mesi dalla tragica morte della piccola Beatrice, la bambina deceduta il 9 febbraio scorso a Bordighera, la zia paterna Sonia Rao ha deciso di raccontare la propria versione dei fatti in un’intervista rilasciata a La Stampa. La donna ha scelto di intervenire pubblicamente per respingere le accuse di presunto disinteresse rivolte nelle ultime settimane alla famiglia paterna nei confronti delle tre sorelle.
Per la morte della bambina risultano indagati per maltrattamenti aggravati la madre, Manuela Aiello, e il compagno Emanuel Iannuzzi, entrambi attualmente detenuti in carcere. Le indagini proseguono per fare piena luce su una vicenda che ha profondamente scosso la comunità locale.
Il desiderio di accogliere le sorelle di Beatrice
Nel corso dell’intervista, Sonia Rao ha spiegato di aver avviato le procedure per ottenere l’affidamento delle due sorelle maggiori di Beatrice, che dopo la tragedia sono state collocate in una struttura protetta. La donna ha definito questa scelta una priorità assoluta, sottolineando il desiderio di offrire alle bambine un ambiente familiare stabile e sereno.
Secondo il suo racconto, i rapporti tra la famiglia paterna e la madre delle bambine sarebbero stati difficili da sempre. Le occasioni di incontro con le piccole, infatti, sarebbero avvenute quasi esclusivamente grazie alla presenza del padre Maurizio, che manteneva i contatti tra le due famiglie. “Noi non avevamo rapporti con la signora Aiello. Le bambine le vedevamo soltanto quando c’era mio fratello. Era lui a portarle dai nonni, a passare in negozio da me. Senza di lui non avevamo contatti”.
Un rapporto difficile con la madre delle bambine
La zia ha descritto una relazione particolarmente complicata con Manuela Aiello, sostenendo di non aver mai avuto un vero rapporto con lei. Sonia Rao ha raccontato di essere stata spesso esclusa dalla vita delle nipoti e di aver avuto contatti sempre più sporadici nel corso degli anni. “Non mi ha mai sopportata. Lo diceva anche a mio fratello. Non c’era un motivo preciso, semplicemente non voleva la mia presenza”.
La donna ha inoltre affermato di non sentire le bambine dall’agosto del 2025 e di non avere la possibilità di contattarle direttamente. A suo dire, ogni tentativo di dialogo sarebbe stato ostacolato dai rapporti ormai compromessi con la madre. L’unico legame mantenuto nel tempo sarebbe stato quello tra la donna e il nonno paterno delle bambine, che provvedeva regolarmente al versamento dell’assegno di mantenimento.
Nessun sospetto e l’attesa per i funerali
Rispondendo alle domande sui presunti maltrattamenti subiti da Beatrice, Sonia Rao ha dichiarato di non aver mai avuto segnali che potessero far pensare a una situazione di pericolo. La donna ha spiegato che la famiglia paterna non condivideva la quotidianità delle bambine e che, se avesse avuto anche il minimo sospetto, sarebbe intervenuta immediatamente.
“L’ho vista davvero pochissimo. Era sempre con la mamma. Anche mio fratello l’ha vissuta poco perché quando è nata era in carcere. Le bambine andavano a scuola, purtroppo non vivevamo la loro quotidianità. Se avessi avuto un sospetto, anche minimo, sarei intervenuta immediatamente. Ma non c’è mai stato alcun segnale che arrivasse fino a noi”.
Nel frattempo, la zia ha confermato di aver già iniziato a preparare la propria abitazione nell’eventualità che l’affidamento venga concesso. Una stanza sarebbe già in fase di allestimento per accogliere le due sorelle e permettere loro di iniziare un nuovo percorso di vita. Per quanto riguarda i funerali della piccola Beatrice, non è ancora stata fissata una data: la famiglia attende il nullaosta della Procura di Imperia, mentre le indagini continuano per accertare ogni responsabilità e chiarire definitivamente quanto accaduto.
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