A Camp Singara resta alto il livello di allarme, con i soldati che entrano ed escono dai rifugi a seconda degli allarmi, ma non c’è apprensione solo per i militari italiani in Iraq.
Ali al Salem in Kuwait, Shama in Libano
Da giorni anche la base in Kuwait di Ali al Salem (300 militari) è finita nel mirino dei pasdaran e dell’esercito iraniano mentre invece già da tempo la missione di Unifil in Libano è al centro delle tensioni tra l’Idf e i miliziani sciiti (base militare di Shama, intitolata al tenente Millevoi, ospita il settore Ovest del comando a circa 11 km da Naqoura).

Ad allungare lo sguardo su quest’altro fronte è proprio il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, per il quale “la preoccupazione è elevata proprio perché i nostri militari sono esposti nelle zone più a rischio, nella ripresa del conflitto tra Hezbollah e Israele, oltre che nell’esplosione del conflitto nell’area del Golfo: loro sanno bene come compostarsi, hanno delle regole di ingaggio rigorose che seguono alla lettera”.
Le navi per garantire il passaggio dello Stretto di Hormuz
Con Hormuz ancora chiuso (resta aperto solo per pochi Paesi) continuano ad operare le missioni per le garanzie del trasporto marittimo. Oltre alla fregata Martinengo davanti a Cipro, altre due navi italiane si trovano nel quadrante geografico coinvolto dalla crisi, già impegnate nelle due diverse missioni Aspides e Atalanta.
Ora non si esclude che possano essere rafforzate, così come prevede la risoluzione di maggioranza appena approvata in Parlamento. Si tratta di operazioni che si svolgono rigorosamente per strategie difensive e coordinate tra Stati. La speranza è che intanto gli attacchi si affievoliscano.
L’articolo Non solo Erbil, le missioni italiane nel teatro di guerra. Kuwait, Libano, Cipro: basi militari e navi proviene da Blitz quotidiano.
