Nuova legge elettorale: quali conseguenze politiche per il cittadino elettore porta l’intesa raggiunta di notte e in tutta fretta dalla maggioranza di governo? Il tema è delicato e importante e tuttavia, va da sé, anche a forte rischio di procurata catalessi per le troppe tecnicalità, gli impacci di ordine costituzionale, i non detti, i retropensieri, gli opportunismi di parte, il gergo da iniziati, l’abuso di latinorum etc…
Vediamo allorta di raccapezzarci qualcosa guidati da una lista confezionata dall’Ansa di autorevoli pareri di eminenti costituzionalisti e politologi di chiara fama.
Pregliasco: “L’elettore non ha voce in capitolo”
Premio di maggioranza – a rischio disproporzionalità – e listini bloccati con un Parlamento che finisce per essere del tutto di “nominati” dalle segreterie di partito.

Sono queste le criticità più rilevanti. Il testo cancella la parte di collegi uninominali sulla quale in qualche modo l’elettore poteva ancora esprimersi direttamente e, almeno al momento, non prevede le preferenze.
“Il limite – osserva il fondatore di Youtrend, Lorenzo Pregliasco – appare l’assenza di ogni tipo di indicazione da parte dell’elettore: senza collegi uninominali e senza preferenze non ha voce in capitolo. In questo modo il rischio è tornare ad un Parlamento di nominati”.
Ainis: “Sovranità trasferita dall’elettore all’eletto”
“Lo scandalo delle ultime leggi elettorali – evidenzia il professor Michele Ainis – è che trasferiscono la sovranità dall’elettore all’eletto con pluri-candidature e listini bloccati. In questa proposta questi due congegni rimangono e vengono amplificati”.
“C’è un forte sospetto di incostituzionalità per un risultato drogato da un premio di maggioranza abnorme”, evidenzia Ainis.
D’Alimonte: “Poi si lamentano che nessuno va più a votare”
Stesso dubbio viene dal politologo Roberto D’Alimonte. “Si lamentano che nessuno va più a votare ma poi è tutto bloccato” e dunque in mano ai soli leader.
Non manca chi mette un faro sulla questione del ballottaggio previsto se nessuno raggiunge il 40% ma “prevedere che scatti solo se in due hanno superato il 35%” – osserva D’Alimonte – rende poco efficace il meccanismo in sé e “mantiene l’incentivo alla formazione di terze forze che giochino sul fatto che nessuno raggiunge il 40%”.
Baldassare: “Con premio di maggioranza coerente tagliare i collegi uninominali”
Per il costituzionalista Antonio Baldassarre, invece, “gli uninominali producono di per sé un effetto maggioritario, dunque se si introduce un premio di maggioranza toglierli è coerente”.
“Vedo una criticità – sottolinea Baldassarre – nel premio di maggioranza veramente alto. Probabilmente un premio più limitato potrebbe essere più conforme ai principi della rappresentatività. Bene o male, infatti, il Parlamento deve avere una proporzione riconoscibile anche a livello sociale”.
Premio di maggioranza, per Ceccanti il 55% limite invalicabile
Il nodo messo sotto i riflettori dai tecnici è poi quello del premio di maggioranza che, di fatto, può arrivare fino a oltre il 15% e portare una maggioranza a ottenere fino a un massimo del 60% degli eletti Parlamento.
Il premio di 70 seggi alla Camera (da calcolare su 314 – i 400 meno il premio e meno quelli eletti all’Estero, Valle d’Aosta e Trentino) in caso una coalizione raggiunga ad esempio il 45% ovvero 141 seggi, la porta a 211, cioè circa il 54,5% degli eletti, con il 51/52% si potrebbe arrivare al 60%.
“In base alle sentenze della Corte Costituzionale, secondo il costituzionalista Stefano Ceccanti il 55% è, però, un paletto “che non può essere sforato”. E “la Corte – osserva – è in grado, per fortuna, di decidere in tempi brevi prima del voto. Quindi chi prova a sforare il tetto del 55% rischia una bocciatura rapida oltre che quasi certa”.
Esiste comunque – come ricorda il centrodestra – la legge elettorale del Veneto che prevede un premio al 60% ma in ogni caso qualche dubbio permane.
L’articolo Nuova legge elettorale. Premio di maggioranza, listini bloccati, collegi…La parola ai costituzionalisti proviene da Blitz quotidiano.
