Oltre le guerre: come ripristinare gli ecosistemi dilaniati dai conflitti

guerra Ucraina

Le guerre producono impatti rilevanti e duraturi sugli ecosistemi. La letteratura indica costi molto variabili per il ripristino: da circa 200 euro per ettaro a oltre 30.000 euro in caso di interventi attivi

La società globale attraversa una fase di forte instabilità, segnata dall’intreccio di crisi ambientali, sociali, politiche ed economiche. In questo contesto, i conflitti armati in Europa, America Latina, Medio Oriente, Africa e Asia sono una delle manifestazioni più drammatiche di queste tensioni: provocano sofferenze umane, perdita di vite, sfollamenti, povertà, e lasciano anche segni profondi sul territorio. Oltre alla tragedia umana, le guerre producono impatti rilevanti e duraturi sugli ecosistemi.

Secondo l’United Nations environment programme (Unep), il degrado ambientale legato ai conflitti è una dimensione trascurata delle crisi globali. Gli ecosistemi sono colpiti attraverso effetti diretti e indiretti: distruzione e frammentazione degli habitat causate da combattimenti, bombardamenti, mine e infrastrutture militari, rilascio di sostanze tossiche nei suoli, nelle acque e nell’aria, indebolimento delle istituzioni ambientali e aumento dello sfruttamento non sostenibile delle risorse naturali, incluso il bracconaggio. La portata di questi danni è evidente in conflitti recenti.

Oltre alla tragedia umana, le guerre producono impatti rilevanti e duraturi sugli ecosistemi

Nella Striscia di Gaza, le Nazioni Unite indicano che il 97% delle colture arboree e il 95% della vegetazione arbustiva sono stati distrutti, oltre l’82% delle colture annuali danneggiato. La guerra in Ucraina ha generato circa 237 milioni di tonnellate di CO₂ in tre anni. La distruzione della diga di Kakhovka ha contaminato suoli e acque e colpito il Mar Nero. Nella regione umida della Polesia, una delle aree umide più grandi e ricche di biodiversità in Europa, tra Bielorussia, Ucraina, Russia e Polonia, il conflitto ha favorito bracconaggio e sfruttamento illegale di boschi e fauna.

Il ripristino degli ecosistemi è possibile ma complesso

Per il ripristino, la letteratura indica costi molto variabili, a seconda del livello di degrado e degli interventi necessari: da circa 200 euro per ettaro, in casi di interventi “passivi” vicini alla rigenerazione naturale, a oltre 30.000 euro per ettaro in caso di interventi “attivi” di decontaminazione dei suoli e ripristino della vegetazione. I processi di recupero richiedono decenni e spesso non producono i risultati sperati, rendendo il ripristino una sfida centrale nei processi di ricostruzione post conflitto.

In questo contesto, la comunità scientifica internazionale è chiamata a rafforzare il proprio contributo. L’International union of forest research organizations ha promosso la creazione di una task force sul ripristino dei paesaggi forestali nelle aree post conflitto con l’obiettivo di mobilitare ricercatori, istituzioni e professionisti per sviluppare soluzioni innovative. L’iniziativa mira a sostenere decisori pubblici e comunità locali nell’attuazione di strategie di forest landscape restoration che integrino dimensioni ecologiche, sociali ed economiche. Un esempio concreto di cittadinanza scientifica, in cui una parte del mondo della ricerca sceglie di mettere conoscenze, reti e capacità al servizio della ricostruzione degli ecosistemi e delle società colpite dai conflitti.