Operaio pubblica video su TikTok con insulti e frasi contro l’azienda, licenziato chiede il reintegro: no del giudice

Pubblicare contenuti online può avere conseguenze concrete anche sul lavoro. Lo dimostra il caso di un operaio del settore logistico licenziato dopo aver pubblicato venti video su TikTok nei quali criticava pesantemente l’azienda per cui lavorava, riprendendosi mentre guidava un muletto durante l’orario di servizio. I fatti risalgono allo scorso anno, quando il dipendente era impiegato nei magazzini della Montenegro a San Lazzaro di Savena, vicino a Bologna. Dopo aver scoperto i filmati, la ditta ha avviato un procedimento disciplinare culminato con il licenziamento.

Violazioni di sicurezza e linguaggio offensivo

Secondo la contestazione, l’uomo durante il lavoro “svolgeva riprese video con specifiche e riconoscibili immagini di pallet, prodotti, macchinari, abbigliamento da lavoro, anche della società appaltante, la Montenegro, e durante la guida del muletto utilizzato per la movimentazione della merce, con violazione pertanto, da un lato, della tutela della privacy e, dall’altro, delle norme poste a tutela della sicurezza sul lavoro, del lavoratore nonché dei propri colleghi”.

L’azienda ha inoltre contestato il linguaggio offensivo utilizzato nei video. In tribunale l’operaio ha sostenuto che si trattava di contenuti ironici e goliardici, ma i giudici hanno ritenuto superati i limiti del diritto di critica: “Nel caso i filmati di TikTok dipingono una realtà lavorativa con commenti, brani e citazioni contenenti accostamenti suggestivi e ambigui, espressi con linguaggio scurrile e che lasciano trasparire gravi illazioni su condizioni di lavoro da sfruttamento e retribuzioni non adeguate”.

Sentenza e motivazioni del tribunale

Il tribunale civile di Bologna, sezione lavoro, ha confermato la legittimità del licenziamento, respingendo la richiesta di reintegro. Dopo aver accertato che il lavoratore percepiva circa 2.300 euro al mese, i giudici hanno escluso anche le accuse di sfruttamento. La diffusione dei video nei magazzini della società committente avrebbe inoltre potuto compromettere i rapporti commerciali. Nella sentenza firmata dal giudice Alessandro D’Ancona si legge: “L’operaio è venuto meno al rispetto di doveri di diligenza, correttezza e di buona fede nell’esecuzione del contratto di lavoro”.

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