Perché Israele continua a bombardare il Libano: il timore che la tregua si prolunghi senza ottenere nulla, le elezioni di fine anno

Israele continuerà a colpire Hezbollah “ovunque sia necessario”. A scriverlo su X all’interno del proprio account personale è il premier Netanyahu. Queste le sue parole: “Continuiamo a colpire Hezbollah con forza, precisione e determinazione. Il nostro messaggio è chiaro: chiunque agisca contro i civili israeliani verrà colpito. Continueremo a colpire Hezbollah ovunque sia necessario, finché non avremo ripristinato completamente la sicurezza per gli abitanti del nord di Israele”.

Il premier israeliano ha replicato così alle critiche che sono giunte da tutto il mondo, Ue in testa, per la decisione di non fermarsi in Libano. Critiche a cui si è accodata anche Giorgia Meloni che ha dichiarato di essere stata chiara con lo Stato ebraico, chiedendo apertamente di fermare l’escalation.

La scelta di radere al suolo parte del Paese confinante sta infatti minando seriamente l’accordo di pace raggiunto in Iran. Per non parlare dei circa 200 morti a Beirut sotto le bombe e della reazione degli Hezbollah che, tanto per cambiare, hanno bombardato un kibbuz in Israele. Trump, nel frattempo sembrerebbe aver rassicurato l’alleato dicendo che può attaccare il paese dei Cedri dato che non rientrerebbe nella tregua. Il presidente Usa, in questo modo non sta facilitando la situazione smentendo l’Iran che invece aveva chiesto di far rientrare il Libano nella difficile tregua di due settimane.

Libano raso al suolo
Il Libano raso al suolo (foto Ansa) – Blitz Quotidiano

L’opposizione: “Stato vassallo degli Usa”

E mentre il New York Times pubblica un’indiscrezione secondo la quale ad aver convinto Trump ad iniziare la guerra in Iran sarebbe stato proprio Netanyahu, in Israele ci sono diversi malumori legati alla tregua che sarebbe stata accettata dal presidente americano facendosi “dettare la linea” da Teheran.

Per rendere conto del clima che si respira in Israele dopo la tregua, ecco le parole del capo dell’opposizione di destra Yair Lapid che con il suo partito aveva sostenuto l’impresa bellica contro l’Iran sin dall’inizio parlando di unità di fronte a una minaccia esistenziale. Lapid, in conferenza stampa ha attaccato il premier: ”I risultati dell’esercito sono eccellenti, ma Netanyahu non è in grado di portare una vittoria su nessun fronte, non ha una visione politica su come terminare nessuna guerra. Hamas è ancora a Gaza, Hezbollah in Libano e in Iran c’è un nuovo Khamenei. Ha trasformato Israele in uno Stato vassallo degli Usa. Ora inizierà una nuova campagna, quella per ingannare le vostre coscienze e vendervi questi risultati come una vittoria, quando si tratta di una disfatta assoluta, senza precedenti”.

La sensazione diffusa è insomma che le due settimane possano trasformarsi in tempi molto più lunghi con lo Stato ebraico costretto, come accaduto con Gaza, a dover ripensare i propri sistemi di difesa.

Mossa in vista delle elezioni di fine anno?

C’è poi un’altra ragione che sembrreebbe “giustificare” la guerra contro il Libano. In Israele si vota a fine anno. E se il governo arrivasse alle urne dopo aver mollato tutti i fronti, per l’attuale premier si potrebbe mettere male, tra popolarità bassa e processi penali. Chi prenderebbe il suo posto? Difficile dirlo. Anche perché Israele si sta lentamente trasformando in uno Stato che assomiglia sempre più alla Russia, alla Turchia o all’Ungheria con un’opposizione inesistente e messa alle corde. Si potrebbe arrivare però ad un governo di larga coalizione. E chissà, a questo punto, se la linea aggressiva continuerebbe a dominare la scena politica israeliana.

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