Pesca sostenibile, dal Cilento alla tavola: le alici di menaica

Un banco di pesci

È una tecnica di pesca che risale all’antica Grecia e che vive ancora oggi grazie all’azienda di Donatella Marino

Il metodo di menaica è la più antica tecnica di pesca per le alici. L’azienda di Donatella Marino nasce proprio a Pisciotta (provincia di Salerno), terra di origine del metodo, con lo scopo di preservare questa antica tradizione. L’azienda acquista le alici direttamente dai pescatori e si dedica alla loro trasformazione, rigorosamente sotto sale.

«Le menaiche sono delle reti artigianali a maglia larga, che fanno in modo che vengano catturate solo le alici più grandi – spiega Donatella Marino, titolare di Alici di menaica s.r.l. – In effetti, Menaica deriva dal termine Menadi, che erano le danzatrici al cospetto di Dioniso quando faceva i suoi riti. Proprio come le danzatrici, sembra che al tramonto le alici danzino sull’acqua quando vanno a mangiare il plancton che affiora.»

Per questo motivo i pescatori escono di notte. Le alici vengono poi estratte una per volta dalla rete e pulite al momento. «Si tratta di un piatto straordinario che, in base alle nostre analisi, conserva le qualità organolettiche di un pesce appena pescato fino a 13 mesi. Quando si mettono sotto sale, le alici non marciscono perché non si crea l’ossido fra sangue e sale».

Per provare questo prodotto, unico nel suo genere, bisogna andare in Cilento. E bisogna svegliarsi anche molto presto. «Le alici di menaica si comprano dal pescatore fra le cinque e le sei del mattino, se non prima, e in primavera – precisa Marino – questo pescato non si trova nella grande distribuzione e neanche nelle pescherie, a meno che non sia la pescheria locale che ha la propria barca». Si tratta dunque di un prodotto stagionale, disponibile da marzo fino a fine luglio. Ad oggi, al di fuori del Cilento, solo qualche paese in Sicilia pratica questo metodo, ma non rispetta in modo così meticoloso la tradizione. «Una volta era l’unica tecnica per catturare questo pesce ed era diffusa in tutto il Mediterraneo, poi è scomparsa perché troppo faticosa e poco redditizia – aggiunge l’imprenditrice – Le reti vanno tirate su a mano ed è un lavoro molto particolare, con una resa scarsa rispetto alle tecniche moderne».

In passato questo tipo di pesca era il mezzo di sostentamento di chi viveva nelle piccole marine. La titolare Donatella Marino e suo marito hanno deciso di tutelare questa tecnica e farla conoscere anche ai non addetti ai lavori. «Mio marito, Vittorio Rambaldo, era pescatore e il nonno era pescatore, mentre la mia famiglia si occupava dello step successivo, la trasformazione del prodotto. Quando ci siamo conosciuti abbiamo deciso di aprire questo laboratorio, anche con lo scopo di rendere questa pesca una fonte di reddito per i pescatori».

Il metodo di menaica è anche sostenibile, perché non è intensivo e rispetta la stagionalità. «Grazie a questo metodo le alici più piccole possono vivere tranquille al mare. Questo pesce si trova solo in primavera, quando le alici più grandi si sono riprodotte, hanno lasciato le uova e vanno verso il largo, dove vengono catturate».

La grande distribuzione non rispetta questa stagionalità. «Le grandi barche in una notte riescono a pescare quasi dieci anni di quanto si farebbe con una menaica. Una volta i pescatori locali riuscivano a pescare anche un quintale o due di alici, adesso si parla di poche decine di chili». Un’altra minaccia è rappresentata dai tonni, che sono i predatori più voraci del mare. Da quando la loro pesca in Mediterranea è stata limitata, la dimensione della popolazione è cresciuta rapidamente.

Di recente, l’azienda ha aperto anche un altro laboratorio a Palinuro. Le alici di menaica sono a oggi un presidio Slow Food, nell’ambito della biodiversità alimentare. È un prodotto pregiato, di grande qualità, con un mercato ancora molto ristretto.

Box Forum Agroecologia

Alici di Menaica s.r.l. è una delle aziende vincitrici del Premio Ambasciatori dell’Agroecologia 2023, tenutosi in occasione del V Forum Agroecologia Circolare. Tra le altre realtà premiate vi sono l’Azienda agricola “Al Confin” di Camisano Vicentino (VI); l’Azienda Agricola Boccea di Roma; la Cantina Parasole dell’Isola del Giglio; l’azienda agricola San Rocco dell’Isola di Capraia (LI); l’azienda agricola la Petrosa a Ceraso (SA); l’azienda agricola Desiante a Gravina in Puglia (BA). Sono stati premiati anche i comuni di Roseto Capo Spulico (CS) per le politiche di tutela ambientale e l’adesione alla rete delle Città Libere dai pesticidi e Tollo (CH) per i numerosi progetti sul tema della sostenibilità, della riduzione dell’utilizzo di fitofarmaci e promozione del biologico; la cooperativa GOEL che opera per il riscatto e il cambiamento della Calabria attraverso lavoro, promozione sociale e contrasto all‘ndrangheta.