Il 1 settembre 2025 segna l’avvio anticipato della stagione di caccia in molte regioni italiane, nonostante la data ufficiale resti fissata al 21 settembre. Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana e Veneto hanno autorizzato le cosiddette preaperture, decisione che ha immediatamente acceso il dibattito pubblico. La scelta arriva mentre in Parlamento è in discussione il Disegno di Legge 1552, un provvedimento che potrebbe rivoluzionare la normativa sulla caccia in Italia. Tra le modifiche più controverse si segnalano la possibilità di cacciare in primavera, la riduzione delle aree protette, la riapertura degli impianti di cattura per gli uccelli da richiamo e l’estensione del calendario venatorio oltre la prima decade di febbraio.
Le denunce delle associazioni ambientaliste
Le associazioni animaliste hanno reagito con fermezza. L’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) ha definito la preapertura “un sanguinario rituale”, denunciando la possibilità per i cacciatori di abbattere specie ancora in fase riproduttiva, come tortore selvatiche, quaglie, germani reali e alzavole. L’ente ha ricordato che l’Unione Europea ha già avviato procedure contro l’Italia per violazioni legate alla tutela della fauna. Anche il Wwf ha parlato di “peggior attacco mai sferrato alla fauna selvatica”, evidenziando come Governo e Parlamento abbiano progressivamente ridimensionato il ruolo della scienza a vantaggio delle pressioni del mondo venatorio e delle lobby armigere. Un esempio citato è quello del Trentino, dove la giunta provinciale ha approvato l’abbattimento di 13mila fringuelli, specie protetta da oltre trent’anni.
Le proteste e la mobilitazione popolare
Sulla stessa linea si è schierata la Lav, che ha accusato la politica di assecondare i cacciatori per fini elettorali, definendo la situazione un «vero massacro di animali selvatici». L’associazione ha ricordato che nei prossimi giorni, in concomitanza con l’apertura della stagione venatoria, saranno depositate in Parlamento 50mila firme a sostegno della proposta di legge popolare per l’abolizione della caccia, in contrapposizione al Ddl 1552. Secondo i dati Eurispes, il 76% degli italiani è contrario a questa attività, percepita come pericolosa non solo per gli animali ma anche per le persone, con decine di morti e feriti ogni anno. Le associazioni chiedono al Governo e alla premier Giorgia Meloni di rispettare l’articolo 9 della Costituzione, che tutela la biodiversità nell’interesse delle future generazioni.
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