Riarmo globale, import in Europa +210% rispetto al 2016-2020. Quasi la metà dagli Usa

Secondo i dati Sipri: il 48% di tutte le armi importate dagli Stati europei proviene dagli Stati Uniti. Anche le esportazioni italiane sono aumentate del 157% nell’ultimo quinquennio: il 59% al Medio Oriente, il 16% verso Asia e Oceania. Rete Italiana Pace e disarmo lancia la campagna “Basta favori ai mercanti di armi”

I nuovi dati pubblicati dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) offrono uno specchio impietoso della direzione imboccata dall’Europa e dall’Italia: quella di una corsa alle armi senza precedenti, che arricchisce il complesso militare-industriale-finanziario e non costruisce né sicurezza reale né autonomia.

Il volume globale dei trasferimenti internazionali di armi è cresciuto del 9,2% tra il quinquennio 2016–2020 e il 2021–2025: il balzo più significativo dal 2011–2015. Al centro di questa escalation c’è l’Europa, con importazioni di armi cresciute del 210% — più che triplicate — che la portano per la prima volta dagli anni Sessanta a essere la prima regione mondiale per acquisizioni militari, con il 33% del totale globale.

Il fattore scatenante è stato il sostegno militare all’Ucraina (9,7% di tutti i trasferimenti mondiali), ma i dati mostrano con chiarezza che la stragrande maggioranza degli Stati europei ha aumentato in modo massiccio e autonomo le proprie importazioni di armamenti. I 29 Paesi europei NATO hanno incrementato le proprie importazioni del 143%.

Falsa autonomia: l’Europa si riarma comprando dagli USA

Secondo una nota della Rete Italiana Pace e disarmo, “il racconto dominante proveniente da politica e media ci dice strumentalmente che l’Europa stia percorrendo la strada dell’autonomia strategica, emancipandosi dalla dipendenza americana”. Ma i dati SIPRI lo smentiscono in modo netto. Il 48% di tutte le armi importate dagli Stati europei proviene dagli Stati Uniti. Tra i soli Paesi NATO europei la quota statunitense sale al 58% — sulla stessa percentuale del quinquennio precedente, ma su volumi più che raddoppiati (+142%).

Gli USA hanno consolidato il proprio dominio globale portando la propria quota dal 36% al 42% del totale mondiale. Per la prima volta in vent’anni la destinazione principale dell’export americano non è il Medio Oriente ma l’Europa (38% delle esportazioni USA), con un incremento del +217%. Ben 12 Paesi europei hanno in ordine o preselezionato 466 caccia F-35 di fabbricazione americana.

Lo stesso SIPRI è esplicito: nonostante l’Ue abbia avviato meccanismi di sostegno all’industria della difesa europea, gli Stati membri hanno continuato ad acquistare armi americane, soprattutto aerei da combattimento e sistemi missilistici a lungo raggio. I principali esportatori europei, nel frattempo, continuano a destinare la maggior parte della propria produzione militare fuori dall’Europa.

Per la prima volta in vent’anni la destinazione principale dell’export americano non è il Medio Oriente ma l’Europa

Non c’è autonomia strategica in un’Europa che finanzia con risorse pubbliche l’acquisto di sistemi d’arma statunitensi. Ciò che viene presentato come emancipazione è, nei fatti, un trasferimento massiccio di denaro pubblico europeo verso il complesso militare-industriale-finanziario, in larga misura con base negli Stati Uniti.

Lo chiarisce persino la nuova “America First Arms Transfer Strategy” dell’amministrazione Trump, citata dal SIPRI: gli USA vedono le esportazioni di armi come strumento di politica estera e di rafforzamento della propria industria militare. L’Europa, riarmarsi acquistandone i prodotti, non fa che assecondare questa strategia.

Disarmiamoli NO GUERRA
Manifestanti per la pace in piazza a Roma il 6 ottobre 2023

L’Italia: sesta esportatrice mondiale di armi, smentite le giustificazioni per la modifica della Legge 185/90

Tra gli elementi più rilevanti per il contesto italiano nei dati diffusi dal SIPRI spicca quello sull’export di armi del nostro Paese: le esportazioni italiane di armamenti sono aumentate del 157% tra il 2016–2020 e il 2021–2025, portando l’Italia dal decimo al sesto posto nella classifica mondiale dei fornitori di armi, con una quota del 5,1% del totale globale. L’Italia è oggi il sesto Paese al mondo per vendita di armamenti, davanti a Israele, al Regno Unito, alla Corea del Sud e alla Spagna. Le destinazioni principali dell’export militare italiano rivelano la natura delle scelte compiute: il 59% va al Medio Oriente – in particolare Qatar (26%) e Kuwait (17%) – mentre  il 16% verso Asia e Oceania (spicca l’Indonesia con il 12%). Solo il 13% rimane in Europa.

Secondo la Rete italiana Pace e Disarmo: “Questo dato smonta definitivamente la narrazione che il Governo e gli ambienti legati all’industria delle armi continuano a ripetere per giustificare lo svuotamento della Legge 185/90: quella secondo cui le imprese italiane sarebbero svantaggiate dalla concorrenza europea per via di controlli più severi. I dati SIPRI mostrano il contrario: l’industria militare italiana ha più che raddoppiato il proprio export, scalando la classifica mondiale a una velocità superiore a qualsiasi altro Paese europeo. Non c’è alcuno svantaggio competitivo da attribuire ai controlli della Legge 185/90. La scusa è strumentale e i numeri la smentiscono senza appello”.

L’industria militare italiana ha più che raddoppiato il proprio export, scalando la classifica mondiale a una velocità superiore a qualsiasi altro Paese europeo

Rete Italiana Pace e disarmo rilancia la campagna “Basta Favori ai Mercanti di Armi”

Di fronte a questo scenario (riarmo accelerato, dipendenza strutturale dagli USA, industria militare italiana in crescita record e tentativi di indebolire i già insufficienti meccanismi di controllo) la Rete Italiana Pace e Disarmo rilancia con forza la campagna “Basta Favori ai Mercanti di Armi”. Chiede che la Legge 185/90, che regola il controllo delle esportazioni di armamenti italiani, venga preservata nella sua struttura base di controllo e trasparenza e non ulteriormente svuotata. In un momento in cui il mercato globale degli armamenti è in piena espansione, smantellare le garanzie di trasparenza e i vincoli al commercio di armi verso Paesi in guerra o con violazioni dei diritti umani sarebbe un atto di irresponsabilità politica e morale.