Salvatore Raimondi, condannato per il rapimento del piccolo Tommaso Onofri a Parma nel 2006, è tornato in libertà. Raimondi aveva ricevuto una pena di 20 anni di carcere in abbreviato per il sequestro del bimbo di 18 mesi, ma non era stato ritenuto responsabile dell’omicidio, che avvenne il primo aprile 2006. La sera stessa del ritrovamento del corpo, furono arrestati Raimondi, Mario Alessi e la compagna di quest’ultimo, Antonella Conserva. Alessi confessò l’omicidio e venne condannato all’ergastolo, mentre Conserva sta scontando 24 anni per il rapimento.
Raimondi è uscito dal carcere di Forlì nelle scorse settimane. Sebbene avesse completato la pena principale già nel 2022, era rimasto in carcere per una condanna successiva a 3 anni e mezzo per estorsione nei confronti di un altro detenuto. La madre del piccolo Tommy, Paola Pellinghelli, ha commentato: “Prima o poi me l’aspettavo, visto che era già in semilibertà. Che si goda la sua vita, noi invece siamo condannati per sempre. A nessuno dei tre auguro del male. Ma non voglio sentire parlare di perdono”.
Il rapimento e la vita in semilibertà
La sera del 2 marzo 2006, Raimondi prese il piccolo Tommy dal seggiolone nella casa di Casalbaroncolo, lasciando l’impronta sul nastro adesivo usato per legare la famiglia. Un mese dopo, fu il primo a confessare il sequestro insieme ad Alessi e alla Conserva, chiarendo che fu Alessi a uccidere il bambino mentre lui se ne era già andato.
Durante la pena, Raimondi ha beneficiato di semilibertà: dalla primavera dello scorso anno usciva dal carcere al mattino per lavorare come operaio e rientrava la sera. Nel 2016 si è sposato in carcere. Il suo avvocato, Marco Gramiacci, ha spiegato: “È passato dalla semilibertà alla libertà. Durante la pena, per sua scelta, non ha mai voluto richiedere permessi premio”.
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