Telecamere in ufficio, il datore può controllarti senza il tuo consenso? La risposta dell’esperta è chiara

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Telecamere in ufficio, il datore può controllarti senza il tuo consenso? La risposta dell’esperta è chiara

Telecamere in ufficio datore

Il datore di lavoro può decidere di controllare i propri dipendenti, senza il consenso di questi ultimi, se sono presenti delle telecamere in ufficio? Ecco le risposte dell’avvocata.

Il datore di lavoro dispone di diversi strumenti legali per garantire la sicurezza dei locali aziendali e dei dipendenti. Tra questi rientrano sistemi di allarme, dispositivi antincendio, serrature digitali, badge di accesso e illuminazione di emergenza. Anche le telecamere di videosorveglianza rappresentano un presidio importante, ma la loro adozione richiede particolare attenzione alle norme giuridiche e alla tutela della privacy. L’installazione è disciplinata dall’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori e dal GDPR europeo. Le telecamere possono essere introdotte solo previo accordo con i sindacati o, in alternativa, con l’autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro. In assenza di queste condizioni, la videosorveglianza è considerata illegittima.

La trasparenza è un requisito essenziale: i lavoratori devono essere, infatti, informati della presenza delle telecamere e della loro collocazione. Le registrazioni devono essere gestite secondo regole precise di conservazione e accesso, rimanendo disponibili solo per il tempo strettamente necessario e a personale autorizzato. Considerato l’elemento della trasparenza, però, può sorgere spontaneo un altro dubbio, riguardante le telecamere installate in ufficio: una volta che i lavoratori sono stati informati della presenza di telecamere in ufficio, il datore di lavoro può controllarli anche senza il loro consenso?

Telecamere in ufficio: è possibile per il datore controllare il dipendente senza il suo consenso? Ecco la risposta

Una nota esperta di diritto del lavoro, l’avvocata Silvia Pettineo, ha fatto chiarezza sull’argomento. L’esperta ha spiegato che, se nell’ufficio ci sono telecamere ovunque, non è illecito: come abbiamo spiegato, infatti, gli impianti audiovisivi, dai quali derivi la possibilità del controllo a distanza dei dipendenti e delle dipendenti, possono essere installati per motivi organizzativi, produttivi o di sicurezza, e per tutelare il patrimonio. Questo, però, sempre e solo a seguito di accordo sindacale o con l’Ispettorato del Lavoro.

Telecamere in ufficio datore
L’esperta fa chiarezza. (Fonte: Instagram – @avv_dirittodellavoro).

Il datore di lavoro, dunque, può controllare i dipendenti senza il loro consenso, ma solo se è stato siglato ufficialmente un accordo: il consiglio dell’esperta è, dunque, quello di controllare che ci sia effettivamente un documento ufficiale. Qualora ci fosse, il dipendente dovrebbe accettare controlli periodici anche senza essere informato del fatto che stiano avvenendo. Qualora non ci fosse, invece, il dipendente potrebbe denunciare, anche penalmente, il proprio datore di lavoro. C’è, però, un’eccezione fondamentale.

L’eccezione fondamentale: ecco dove il datore di lavoro non può installare le telecamere

L’eccezione fondamentale è facile da intuire: ci sono dei luoghi, in ufficio, dove il datore di lavoro non può assolutamente installare le telecamere. Il datore di lavoro non può, cioè, installare telecamere in alcuni ambienti dell’ufficio, in particolare nei servizi igienici e negli spogliatoi. Questi luoghi sono definiti “di massima intimità” e qualsiasi forma di sorveglianza al loro interno rappresenterebbe una grave violazione della privacy personale, vietata dal GDPR e dalla normativa italiana. Il divieto riguarda anche altri spazi considerati sensibili, come le aree destinate al relax, le sale ricreative e le mense, dove prevale la tutela della vita privata e sociale dei dipendenti.

Allo stesso modo, non è consentito l’uso di telecamere in locali riservati a un uso esclusivamente personale, poiché la videosorveglianza non troverebbe alcuna giustificazione in termini di sicurezza aziendale. Alla base di queste limitazioni vi è la protezione della dignità e della riservatezza dei lavoratori. Gli strumenti di sorveglianza non devono invadere la sfera più intima né risultare intimidatori in momenti estranei all’attività professionale. L’obiettivo della normativa è garantire che le misure di sicurezza non si trasformino in forme di controllo eccessivo, salvaguardando il giusto equilibrio tra la tutela del patrimonio aziendale e i diritti fondamentali della persona.

Telecamere in ufficio, il datore può controllarti senza il tuo consenso? La risposta dell’esperta è chiara
Giuseppe Meccariello