“È un grande onore aver appena firmato, nello Studio Ovale, nuovi dazi globali del 10% su tutti i paesi che entreranno in vigore quasi immediatamente”. A dirlo è Donald Trump sul suo social Truth dopo la bocciatura ricevuta dalla Corte Suprema per non aver chiesto il via libera dal Congresso, con tre giudici conservatori che hanno votato contro. Secondo Trump che lo ha detto in conferenza stampa, la Corte Suprema americana è stata influenzata da “interessi stranieri”.
Ora per l’amministrazione Usa, che ha già annunciato di avere delle misure “alternative”, si apre un buco da 133 miliardi di dollari già riscossi dal Tesoro Usa che porta al rischio che partano migliaia di cause. La prima mossa del tycoon è però chiara e netta ed è stata quella di varare altri dazi globali al 10% che entreranno in vigore alla mezzanotte del 24 febbraio e resteranno per 150 giorni. Non si applicheranno a un’ampia gamma di prodotti inclusi i minerali essenziali e i beni già soggetti a dazi separati, non toccati dalla decisione della Corte Suprema.

Cosa cambia per l’Europa
La Corte Suprema si è mossa a partire dallo scorso 14 aprile, quando un importatore newyorkese di vini anche italiani aveva citato la Casa Bianca per l’abuso di potere tramite le tariffe. Per l’Europa però, ora potrebbe cambiare ben poco. Anche se Bruxelles chiedesse di azzerare, Trump potrebbe minacciare dazi ancora più alti utilizzando altre clausole stipulate in passato e non toccate dalla sentenza della Corte Suprema. Dopo la sentenza, meglio dell’Europa ne escono invece paesi che hanno rifiutato di piegarsi ad accordi con gli Usa come la Cina e il Brasile.
La sentenza della Corte Suprema “salva” le borse
E la sentenza della Corte Suprema arriva in parallelo ai dati del quarto trimestre 2025 dell’economia americana, con una crescita che è crollata all’1,4% e l’inflazione volata al 2,9%. Si chiude così il 2025 di Trump, l’anno segnato dal “Liberation Day” che doveva far tornare grande l’economia americana e invece vede i dazi trasformarsi in un boomerang. Avvicinando pericolosamente la profezia di tanti, fra cui il Nobel Paul Krugman, secondo cui il protezionismo del tycoon avrebbe portato nient’altro che stagflazione.
Per le borse, il dato sull’economia Usa le avrebbe portate in profondo rosso. Paradossalmente però, proprio la decisione dei giudici ha salvato la giornata, con le piazze europee che hanno brindato al protezionismo. Parigi ha infatti segnato +1,39%, Francoforte +0,87%, Milano +1,48%, New York prima indebolita dai dati economici ha poi accelerato dopo la sentenza, e procede sul finale col Dow Jones a +0,42% e Nasdaq a +0,98%.
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