Wicked: le differenze con il libro. Tutto ciò che il film non ti ha mostrato

Il fenomeno Wicked ha travolto tutti. I fan del musical hanno finalmente cantato le loro canzoni preferite al cinema, i fan di Ariana Grande hanno comprato il biglietto per arrivare in sala vestite di rosa. Infine, gli outsider hanno ritrovato nella pelle verdognola di Elphaba il loro nuovo guru, come era successo qualche anno prima con l’iconica uniforme nera di Wednesday. A dispetto di tutto ciò, il libro di Wicked non si concentra né su colori scintillanti né su canzoni da musical. La storia originale deriva dal libro revisionista Wicked: The Life and Times of the Wicked Witch of the West e racconta una storia totalmente diversa, che prende le distanze dall’originale mondo di Oz raccontato da Baum e, di conseguenza, anche dal musical. Ma quindi nel film cosa rimane del lavoro dello scrittore e cosa cambia? Di seguito, abbiamo elencato le principali e più evidenti differenze tra il libro e il suo prodotto cinematografico.

1. Non è tutto oro ciò che luccica: dal nero drammatico alle tinte pastello

Elphaba in Wicked
Elphaba in una scena di Wicked – ©Universal Pictures International Italy

Wicked è diventato un evento collettivo per numerosi motivi. Soffermandoci soprattutto sul vestiario, notiamo quanto il contrasto netto tra i due principali colori presenti, polarizzi le squadre del film: verde per il team Elphaba e rosa per il team Glinda. Due colori scintillanti che vengono incastonati in una scenografia colorata a tinte pastello. Infatti, il film più che rappresentare la Città dello Smeraldo tende a rendere visivamente accattivante il regno in cui le due protagoniste vivono. Le tonalità cipriate si fanno avanti escludendo i colori neutri. Tutto deve brillare a Oz, per nascondere meglio la tirannia che prende piede fin dai primi fotogrammi. Il libro, invece, evidenzia fin da subito una nube grigia che oscura il regno: non c’è posto per la vivacità ma solo per l’oscurità, perché la tematica principalmente trattata è quella della tirannia. La favola perversa presente nel libro cambia. Diventa una fiaba pura sullo schermo e perde quel tratto gotico che sarebbe stato più adatto al contesto.

2. L’atmosfera è politica, non c’è spazio per la musica

Elphaba in Wicked
Ephaba arriva all’Università Shiz – ©Universal Pictures International Italy

Gregory Maguire aveva lo scopo di scrivere un romanzo politico, un fantasy destinato ad un pubblico adulto. Interi capitoli esplorano la tirannia di Oz, descrivono le oppressioni sugli animali e su chi veniva considerato diverso. Questo è il cuore della serie di libri Wicked. Elphaba è descritta come una vera e propria ribelle che addirittura, alla fine della prima parte, diventa una spia sotto copertura. Le lotte civili e la discriminazione etnica raccontate nel libro strizzano l’occhio a Orwell e Atwood. Ma allora le canzoni come sono finite nel musical e poi nel film? Quando Stephen Schwartz legge il romanzo ne resta colpito, capisce subito che la trasposizione fedele sarebbe stata ostica a un pubblico teatrale. Per questo motivo, insieme alla sceneggiatrice Winnie Holzman, decide di incentrare tutta la storia sull’amicizia tra Elphaba e Glinda, trasformando la storia in un coming of age per tutti i tipi di pubblico. Se nel libro, il mondo di Oz è minuziosamente descritto lasciando poco spazio all’immaginazione, il film realizza un regno più fittizio e simbolico, aperto ad ogni tipo di interpretazione. Un vero paradosso! L’oppressione degli animali, così come la politica, sono solamente gli espedienti narrativi per dare voce a Glinda, per attuare il cambiamento interiore. Quello che realmente importa al cinema, invece, è l’amicizia con Elphaba, che nel libro è totalmente marginale.

3. La lentezza narrativa si scontra con la rapidità filmica

Wicked
Elphaba, Fiyero e Glinda in una scena di Wicked – ©Universal Pictures International Italy

È universalmente noto che un film deve eliminare dettagli e parti di trama non essenziali, ai fini di creare un prodotto coeso e capibile per il grande pubblico. Il risultato ottenuto, però, è una sola grande sezione invece delle cinque originarie, costruite con premura dallo scrittore all’interno del suo romanzo. Wicked: The Life and Times of the Wicked Witch of the West è infatti strutturato in cinque grandi sezioni: l’infanzia di Elphaba, la giovinezza all’università di Shiz, il periodo in cui diventa una ribelle in incognito, gli anni a Kiamo Ko e l’arrivo di Dorothy. Il film opta per una struttura più classica. Introduce il personaggio e i suoi conflitti, interiori e con gli altri, sviluppa un climax e un finale positivo, proprio come in una fiaba. Quando è stata annunciata la seconda parte, Wicked: For Good, i fan speravano di vedere i viaggi e la ribellione di Elphaba, ma purtroppo nulla di tutto ciò è stato introdotto lasciando pulita una trama che segue fedelmente il musical di Broadway.

4. Il triangolo no, non lo avevamo considerato

Elphaba in Wicked
Elphaba in una scena di Wicked

Il principe Fiyero è conteso dalla bella e popolare Glinda e la più seria e strana Elphaba. Nel libro Glinda non ha alcun interesse per il bel principe, poiché troppo impegnata nella sua ascesa politica, venendo rappresentata come una vera e propria arrampicatrice sociale. Fiyero non prova un vero interesse per Elphaba, se non dopo molti anni, quando intraprenderà con lei una relazione segreta e morbosa, pur essendo marito e padre. Il professor Dillamond è un personaggio chiave per il rapporto tra Glinda ed Elphaba e ancor di più per far aprire gli occhi a Glinda. Si potrebbe parlare di molti altri personaggi carismatici nel film, come il Mago, che nel libro non appaiono con questa caratterizzazione, ma che anzi sono burberi, cupi e a tratti inquietanti. Tuttavia, l’elemento più modificato nella trasposizione cinematografica è il finale.

5. La speranza di una rivolta

Wicked
I colori sgargianti in Wicked – ©Universal Pictures International Italy

Il finale di Wicked, come altri finali cinematografici, non ha entusiasmato tutto il pubblico. Una cosa però è certa: è decisamente positivo. Le canzoni abbelliscono come una cornice il finale per Glinda ed Elphaba. Quello che il film, come il musical, vuole raccontare è l’altra verità, quella della cattiva che in realtà era solo sommersa da pregiudizi e da menzogne. La vera cattiva è solo una storia raccontata male. Ma il libro vuole dire di più: la speranza che traspare dalle righe è soffocata. Oz non è né fittizia né colorata, ma ricorda i totalitarismi che hanno segnato la storia mondiale. Oz è un regno dove non c’è spazio per l’amore, ma solo per la lotta. La storia è scritta dai vincitori perciò l’immagine della ribelle Elphaba rischia di perdersi. Ma la vera luce del libro è la speranza che un giorno quella ribellione, quelle lotte e la memoria sulla Strega vengano a galla, per ispirare anche altri a battersi contro le ingiustizie. Ricorda qualcosa? È una storia più vicina a noi di quanto qualsiasi For Good possa suonare. Il libro è tremendamente realista, il film ci invita a sognare e cantare, allontanandoci dalle tristi realtà e avvicinandoci a un mondo in cui tutto può essere Buono.

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