50 anni del disastro di Seveso, il monito di Mattarella: no scambio tra costi umani e vantaggi economici

Roma, 10 lug. (askanews) – “Il disastro ambientale che, cinquant’anni fa, dalla periferia di Meda sconvolse la comunità di Seveso e coinvolse anche quelle di Cesano Maderno e Desio, fu un evento tra i più drammatici che il nostro Paese si sia trovato ad affrontare e, ancora oggi, i suoi effetti inquinanti lo fanno considerare uno degli eventi più gravi a livello globale”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla cerimonia per il 50esimo anniversario. “Quel che accadde a Seveso – ha ricordato Mattarella – divenne un punto di svolta, nella coscienza italiana ed europea, per la cultura della sicurezza e della prevenzione, cui l’emergenza di Seveso impresse una doverosa, significativa accelerazione. Quanto avvenne era inammissibile, e le norme successivamente elaborate su scala continentale ebbero valore storico perché si fondarono sulla tutela della vita delle persone, sulla tutela delle comunità e dell’ambiente come diritto umano primario”.

E “pensando al senso civico e di solidarietà mostrata nell’emergenza, assume aspetto di alto valore simbolico la figura di Carlo Galante, scomparso da più di due decenni, al quale la Repubblica ha conferito la medaglia d’argento al valor civile. Operaio dell’Icmesa, entrò nel reparto in cui il reattore aveva innescato il violento getto di vapore letale e al cui interno una nebbia velenosa, potenzialmente mortale, avvolgeva tutto. Con una semplice maschera sul viso, Carlo Galante riuscì ad azionare la valvola del raffreddamento e quell’operazione consentì di limitare l’uscita della sostanza tossica, riducendo un danno, pur ormai gravissimo, che, senza il suo intervento, sarebbe divenuto di gran lunga più devastante. Fu un’azione, la sua, di vero eroismo, che merita perenne riconoscenza”.

Di contro, ha sottolineato il capo dello Stato, “risalta molto ancora oggi, a distanza di cinquant’anni, l’intollerabile irresponsabilità dei vertici aziendali con il colpevole ritardo con cui fornirono notizie della gravità di quanto stava accadendo. La presenza di diossina nell’aria fu così prima taciuta, occultata, quindi minimizzata. Altrettanto sconcertante è la circostanza che soltanto il disastro svelò che, nello stabilimento, veniva prodotto triclorofenolo, altamente pericoloso. Reticenze e occultamenti gravissimi”.

“L’imperdonabile ritardo delle informazioni, che, invece, sarebbero dovute doverosamente giungere, con chiarezza e immediatezza, alle istituzioni e alla popolazione, divenne esso stesso causa del protrarsi dell’esposizione alla diossina di persone e di animali”, ha ammonito.

“La tragedia dell’Icmesa divenne triste paradigma di quel che non si deve fare, ispirando l’avvio di un cantiere europeo che ha dato vita a norme stringenti, anche in Italia, come la Valutazione di impatto ambientale e le Autorizzazioni integrate ambientali, a difesa dei cittadini. Specialmente a tutela dai rischi indotti da industrie con lavorazioni potenzialmente nocive. E’ una strada che va costantemente percorsa con determinazione”, ha sottolineato il Presidente della Repubblica, a Seveso per i 50 anni dal disastro ambientale.

“Le tre direttive ‘Seveso’, che nell’arco di trent’anni, dal 1982 al 2012, sono divenute leggi dell’Unione europea, contengono norme garanzia della sicurezza, previsioni di piani di emergenza e di coordinamento tra Stati nei casi in cui la minaccia ambientale assuma più vaste proporzioni”, ha aggiunto.

“Il progresso tecnologico deve essere a servizio dell’uomo, delle comunità. Qualsiasi opinione che immagini possibile pianificare cinicamente uno scambio tra costi umani e vantaggi economici va respinta con fermezza”, ha ribadito il Presidente della Repubblica.

“Con l’impegno di tutti hanno vinto la speranza e la vita”. Così Mattarella, ha concluso il suo intervento alla cerimonia per i 50 anni del disastro ambientale di Seveso. “La vita e il futuro sono tornati nelle vostre mani. E’ stato un percorso impegnativo, faticoso. Colmo di sacrifici, quando il dolore si alternava alla speranza”, ha ricordato.

“Alla lungimiranza e all’impegno del Sindaco di Seveso di allora, Francesco Rocca, del presidente della Giunta regionale, Cesare Golfari, di chi li affiancò, come i commissari straordinari Antonio Spallino e Luigi Noè, va rivolto un pensiero riconoscente – ha detto ancora -. La Repubblica ricorda la loro opera”.

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