Milano, la Procura chiede sei arresti nell’inchiesta sulla gestione urbanistica della città

Il "Grattacieli park towers" di Milano

Tra le persone coinvolte l’assessore alla Rigenerazione urbana del Comune, Giancarlo Tancredi. Indagato anche l’archistar Stefano Boeri. Legambiente Lombardia: “Il ‘discount immobiliare’ alla milanese arriva al capolinea”

Si allarga l’inchiesta sulla gestione urbanistica di Milano. Il 16 luglio la Procura del capoluogo lombardo nell’ambito di uno dei filoni dell’inchiesta ha chiesto sei arresti. Come segnalato dall’agenzia Ansa, per l’assessore alla Rigenerazione urbana del Comune, Giancarlo Tancredi, e per l’imprenditore Manfredi Catella, fondatore e ceo del gruppo Coima che ha lavorato negli ultimi anni a progetti immobiliari importanti come Milano Porta Nuova, il Pirellino, lo Scalo di Porta Romana per le palazzine del Villaggio Olimpico e la Biblioteca degli Alberi, in zona Porta Garibaldi-piazza Gae Aulenti, sono stati chiesti i domiciliari. Per le altre quattro persone coinvolte è stato invece chiesto il carcere. Si tratta di un ex presidente e un membro della commissione paesaggio e di altri due costruttori. Le accuse per le sei persone per cui è stato chiesto l’arresto sono di corruzione e falso. Risulta indagato anche l’archistar Stefano Boeri.

Sull’inchiesta che sta facendo luce sul fenomeno dell’espansione edilizia incontrollata a Milano, e che nei mesi scorsi aveva portato al sequestro preventivo di diversi cantieri e all’adozione di misure cautelare per altri indagati come spiegato dal procuratore di Milano Marcello Viola, è intervenuta anche Legambiente Lombardia con una nota. “I sei arresti richiesti sanciscono l’ultimo atto per l’aumento incontrollato degli interessi privati, a trazione immobiliare, visto a Milano negli ultimi dieci anni – si legge nel comunicato – Non resta che individuare e riparare gli effetti della deregulation dello spazio pubblico e della rigenerazione urbana nella città più europea d’Italia. L’assunto era che i privati – gli “sviluppatori”, come si chiamano – dovessero avere meno vincoli e spese nelle loro proposte, rimuovendo di fatto le regole percepite come troppo rigorose imposte dalla legge. Anche a scapito dell’interesse pubblico. Nel frattempo, la città ha cominciato a riflettere su cosa avesse realmente bisogno, soprattutto dopo la pandemia: la mitigazione degli effetti della crisi climatica, la protezione dagli eventi meteorologici estremi, uno spazio pubblico e servizi di qualità per tutte le età, le abilità e capacità di spesa. Mentre il riassetto urbanistico della città mostrava una sua attrattiva, è emerso senza remore un profilo di ‘incontrollata espansione edilizia’, com’è stato definito, che arriva al capolinea con l’azione della Guardia di Finanza”.

“È un mesto tempo di attesa quello che da oggi vivrà la città di Milano” commenta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Milano deve ora trovare i mezzi per un completo ripensamento delle sue funzioni e dei suoi protocolli, senza continuare a immaginarsi diversa da altri ambienti urbani. La partecipazione concessa ai cittadini e alle realtà associative nei processi trasformativi dovrà cambiare registro, se non vogliamo che episodi come questo si ripetano. Attendiamo che la magistratura faccia il suo corso e si accertino le responsabilità e l’eventuale danno anche economico”.

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