Oltre 700 progetti selezionati nell’ambito del PNRR, per una potenza installabile prossima ai 2 gigawatt. L’obiettivo è sostenere la realizzazione di 1,04 gigawatt entro il 30 giugno 2026. Il punto sulle opportunità e i vantaggi al secondo Forum Agrivoltaico di Legambiente
L’agrivoltaico non è una semplice tecnologia, ma una scelta di sistema capace di tenere insieme transizione energetica, produzione agricola e tutela del suolo. Una leva concreta per rafforzare la decarbonizzazione e l’autonomia energetica del Paese, offrendo al tempo stesso nuove prospettive al settore primario, diversificando le entrate economiche delle imprese agricole. Con gli impianti agrivoltaici si coltiva tra le file dei pannelli fotovoltaici, garantendo la continuità delle pratiche agricole e generando benefici alle diverse filiere produttive. Un’integrazione possibile, già in atto, che mette in discussione una contrapposizione, ormai superata dai fatti, tra produzione di energia e produzione di cibo. Eppure, nonostante il forte interesse del mercato e le prospettive di crescita, il rischio di un rallentamento è concreto: ritardi normativi, complessità autorizzative, contestazioni nei territori e l’assenza di una visione politica chiara continuano a pesare su uno dei comparti più promettenti della transizione ecologica. A fotografare questa situazione è il dossier “L’agrivoltaico in Italia 2026” di Legambiente, presentato nell’ambito del II Forum nazionale sull’agrivoltaico, tenutosi a Roma presso Palazzo Wedekind. Un momento di confronto tra istituzioni, imprese, mondo scientifico e agricolo che ha rimesso al centro una domanda decisiva: come trasformare questa opportunità in sviluppo reale.
Numeri in crescita, ma ancora insufficienti
Secondo le più recenti rilevazioni di SolarPower Europe, a livello europeo sono attivi oltre 200 impianti agrivoltaici, per una capacità superiore ai 15 gigawatt, presenti soprattutto in Francia, Germania e Paesi Bassi, che stanno favorendo, attraverso investimenti e misure normative, lo sviluppo di questa tecnologia. Anche in Italia il settore sta vivendo una fase di forte espansione progettuale, con migliaia di proposte presentate e oltre 700 progetti selezionati nell’ambito del PNRR, per una potenza installabile prossima ai 2 gigawatt. L’obiettivo è sostenere la realizzazione di 1,04 gigawatt entro il 30 giugno 2026. Proprio in Italia, gli investimenti risultano in crescita, superando i 17 miliardi di euro nel 2024. Un’accelerazione che conferma il ruolo strategico dell’agrivoltaico, ma che rischia di restare incompiuta senza un quadro normativo stabile e coerente.
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I benefici dell’agrivoltaico
Nel pieno della crisi climatica, che sta mettendo sotto pressione il settore agricolo tra siccità, eventi estremi sempre più frequenti e perdita di produttività, l’integrazione tra energia rinnovabile e coltivazioni rappresenta una risposta concreta. L’agrivoltaico consente di produrre energia pulita senza sottrarre suolo all’agricoltura, integrando le fonti di reddito e rafforzando la resilienza delle aziende agricole. Può contribuire a ridurre il fabbisogno idrico, mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e introdurre tecnologie avanzate in campo, con una conseguente riduzione degli impatti ambientali delle colture. Le prime evidenze scientifiche indicano, in condizioni sperimentali, incrementi produttivi per alcune colture e una riduzione significativa dei consumi idrici grazie all’effetto di ombreggiamento dei pannelli. L’agrivoltaico può favorire anche la creazione di aree a maggiore biodiversità, migliorare l’integrazione paesaggistica e offrire nuove opportunità alle aree interne, contribuendo a contrastare l’abbandono dei terreni agricoli.
Le regole contraddittorie e gli iter normativi tortuosi
A fronte di queste prospettive, il quadro normativo continua a rappresentare uno dei principali ostacoli. Procedure autorizzative lunghe, criteri non uniformi tra le Regioni e incertezze nella definizione delle aree idonee rischiano di rallentare uno sviluppo che dovrebbe invece essere accompagnato e governato. Il risultato è un paradosso sempre più evidente: aumentano gli investimenti e i progetti, ma la loro realizzazione procede a rilento.
La nuova campagna di Legambiente a sostegno dell’agrivoltaico
“L’agrivoltaico rappresenta oggi uno dei banchi di prova più importanti per la transizione energetica del Paese – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. Non si tratta di scegliere tra produzione agricola ed energia rinnovabile, ma di costruire un’integrazione capace di generare benefici ambientali, economici e sociali per la collettività, le imprese agricole e quelle energetiche. Per farlo servono regole chiare, tempi certi e una visione politica che accompagni questa trasformazione senza frenarla. Legambiente, proprio a partire dal Forum, lancia la campagna nazionale dal titolo “Agrivoltaico: per un ‘Italia Agricola e Solare“ per favorire nei territori la costruzione di un confronto sinergico tra mondo agricolo, imprese delle rinnovabili e istituzioni, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo di questa tecnologia strategica per il Paese.” Il punto, dunque, non è se sviluppare o meno l’agrivoltaico, ma come farlo. La qualità dei progetti diventa decisiva: sistemi progettati in funzione dei territori, delle colture e delle aziende agricole, con il pieno coinvolgimento degli agricoltori fin dalle prime fasi della progettazione, nel rispetto delle esigenze agronomiche. “L’agrivoltaico può rappresentare una leva straordinaria per il rilancio del settore primario – sottolinea Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente. Ma perché questo avvenga è fondamentale che i progetti nascano da una reale integrazione tra competenze agronomiche ed energetiche, rendendo gli agricoltori protagonisti. Servono semplificazione normativa, sostegno alla ricerca scientifica e una pianificazione capace di valorizzare il mondo rurale e i territori.”
L’appello alle Regioni
In questo scenario, il ruolo delle Regioni è centrale. A loro spetta tradurre gli indirizzi nazionali in scelte concrete, definendo le aree idonee aggiuntive rispetto a quelle nazionali e autorizzando i progetti più velocemente di quanto fatto fino ad oggi. L’appello di Legambiente è chiaro: evitare approcci restrittivi o frammentati e costruire un quadro omogeneo, orientato allo sviluppo di progetti di qualità, in cui l’integrazione con l’attività agricola sia reale ed efficace.
Una scelta politica
La sfida dell’agrivoltaico è, prima di tutto, una sfida politica. Riguarda il modo in cui il Paese decide di governare la transizione ecologica, tenendo insieme innovazione, tutela del suolo e futuro delle comunità rurali. Le risorse del PNRR rappresentano un passaggio importante, ma non sufficiente. Serve una strategia di lungo periodo capace di trasformare questa opportunità in una leva strutturale di sviluppo. Coltivare energia senza smettere di produrre cibo non è più una prospettiva teorica. È una possibilità concreta. Sta ora alle istituzioni decidere se accompagnarla o lasciarla incompiuta.
