Roma, 31 mag. (askanews) – La Repubblica ha ottanta anni e gode di buona salute perché sono in salute “le istituzioni di garanzia, a cominciare dal Quirinale”, ma anche la somma di tutte queste garanzie che è “l’equilibrio dei poteri”: valore principale che non deve essere messo “a rischio” dall’attuazione di riforme, come quella del premierato. Lo afferma, in una intervista ad askanews, Pierluigi Castagnetti, ultimo segretario del Partito popolare italiano, a lungo parlamentare ed europarlamentare, che ha la stessa età della Repubblica e che ne ricorda i valori e i drammi. Con un riferimento particolare al caso Moro che, osserva, “è stato il momento più drammatico, ma proprio allora si è rivelata la forza della Repubblica”.
“Io ho l’età della Repubblica, tolti i primi anni in cui non potevo interessarmi di politica, per il resto siamo cresciuti parallelamente. Ci siamo fatti compagnia in questi ottanta anni”, dice con un filo di ironia.
Qual è il ricordo che prevale in ottanta anni di vita repubblicana e politica? “Cito un momento per me molto doloroso – racconta -. Allora non ero in Parlamento, ma seguivo come tutti gli italiani, parlo del caso Moro. Al di là del dibattito postumo, il dibattito sulla linea della fermezza che si è sviluppato solo dopo, in quel periodo, durante quei 55 giorni, sostanzialmente la Repubblica è riuscita ad essere unita su un principio fondamentale: la Repubblica si regge sulla regola e non sull’eccezione alla regola. Anche se c’era di mezzo la vita dell’uomo politico più importante in quella fase storica, la regola è rimasta la stessa applicata ai cittadini, senza un’eccezione per il ceto politico. Secondo me, in quel momento, la Repubblica ha dimostrato una forza morale e politica, che non so se altri paesi sarebbero stati in grado di esprimere”.
Che rischi corre oggi la Repubblica? “Il cambiamento della forma istituzionale, con la creazione del premierato, avrebbe rischiato veramente di ledere l’equilibrio tra i poteri, che non è un mero equilibrio, ma un vero e proprio contrappesamento come lo chiamava uno dei padri della Costituzione, Giuseppe Dossetti – osserva Castagnetti -. Mi pare, comunque, non ci siano le condizioni né politiche né temporali”. Inoltre, aggiunge, “anche la riforma elettorale qualche rischio può averlo, si tratta di vedere quale riforma elettorale uscirà. La volontà del Costituente – riprende – era evitare che una maggioranza parlamentare potesse, da sola, senza coinvolgere l’altra parte del Parlamento, assumere decisioni importanti per la vita della Repubblica, a partire dall’elezione del Capo dello Stato fino ad arrivare all’interpretazione dell’articolo 138 come una sorta di lasciapassare alla maggioranza di turno, se è maggioranza assoluta come si verifica in questa legislatura”.
“Quindi bisogna vigilare e sono certo che la Corte Costituzionale vigilerà sulla legge elettorale sotto questo profilo”, sottolinea Castagnetti.
Tra meno di tre anni si voterà per eleggere il prossimo presidente della Repubblica….”No, no, trovo inelegante – risponde – che si discuta ora di Quirinale. Viviamo tempi complicati e imprevedibili, da qui a tre anni mi sembra molto ardito fare previsioni…”. Potrebbe essere, però, la volta in cui viene eletta una donna al Colle? “Beh, finalmente non ci sarà nessun pregiudizio verso l’elezione di una donna, non c’è nessuna concessione, è doveroso: la politica è sempre figlia del proprio tempo”, conclude.
