Un film che insegna a vedere

Il documentario di Munier “Le chant des forêts”, vincitore al Trento Film Festival, è una riflesione sulla vita, sul tempo e su come relazionarsi con ciò che ci circonda. Tra un antropocentrismo difficile da abbandonare e una visione ecocentrica ancora da conquistare

C’ è un profondo legame che lega un padre ai propri figli. Un vincolo affettivo che si trasmette tra le generazioni in un patrimonio condiviso di saperi e sentimenti. È quello che si vede nel documentario di Vincent Munier, Le chant des forêts, vincitore della Genziana d’oro per il miglior film nella 74esima edizione del Trento Film Festival, che il pubblico potrà vedere in sala in autunno. Non è il primo riconoscimento attribuito al film, che pochi mesi fa si è visto assegnare un doppio riconoscimento al César, il premio cinematografico più importante in Francia. Il dialogo intergenerazionale è il motore del documentario. Ma Le chant des forêts non è soltanto un film “da ascoltare” nella dinamica delle riflessioni che uniscono Vincent a suo padre Michel, e che si alternano a quelle che lo vedono di fronte al figlio dodicenne Simon, è soprattutto, e ovviamente, un film da vedere.

Le foreste dei Vosgi sono il luogo dove una natura incontaminata svela, a chi vuole scoprire, la capacità di linci, orsi, cervi, gufi e galli cedroni di parlarci in profondità. Nulla di fiabesco né semplice contemplazione estetica. L’incanto della fauna selvatica diventa l’occasione per riflettere sulla vita, sul tempo, sulle modalità di relazionarsi con quello che ci circonda. Il dialogo-confronto tra i Munier non è un “affare” di famiglia, ma piuttosto lo specchio della dicotomia che vede l’uomo in contrapposizione all’ambiente, alla natura, tra un antropocentrismo difficile da abbandonare e una visione ecocentrica dell’esistenza ancora da riconquistare.

Occorre saper vedere e il film ci invita a farlo anche grazie a una proposta evocativa, a volte pittorica, delle immagini. La luce tremolante delle candele che illuminano la baita nel bosco dove i tre passano le loro giornate, il riverbero dei paesaggi innevati disegnano un set potente tra silenzi, ritmi lenti e il canto delle foreste.