L’Italia brucia. Emergenza incendi in Sicilia, morto un vigile del fuoco

Fiamme accerchiano alberi

Dieci giorni di incendi non lasciano tregua ai campi e a molti centri abitati. Paura nell’Agrigentino, dove sono state sgomberate 100 persone. Legambiente Sicilia chiede intervento esercito. Critica Uncem: “le Regioni si ricordino di fare gestione forestale”

L’Italia continua a essere nella morsa del caldo e degli incendi. Tra tutte le regioni, la Sicilia è quella che più sta pagando il prezzo delle fiamme: da dieci giorni i roghi devastano le aree rurali, ma sono arrivati anche pericolosamente vicini ai centri abitati. Nella giornata del 22 luglio sono state sgomberate oltre 100 persone a Santo Stefano Quisquina, nell’Agrigentino, mentre un Vigile del fuoco ha perso la vita durante le operazioni di spegnimento di un vasto incendio divampato a San Cataldo (Caltanissetta). Il caldo non dà tregua, con temperature arrivate fino a 49 gradi di giorno a Palermo e nelle aree interne dell’Isola e che non scendono sotto i 30 gradi la sera. Ad aggravare la situazione c’è stato il vento di scirocco che ha alimentato i tanti fronti di fuoco. Bruciano i boschi a Monreale e a Castronovo di Sicilia, lungo la strada statale 123 a Canicattì e nelle contrade di Menfi e Aragona, nella provincia di Siracusa, come a Salemi e Mazara del Vallo, Enna, Piazza Armerina, Nissoria, Messina, Moio Alcantara.

“Le temperature roventi di questi giorni hanno favorito il propagarsi di gravissimi incendi in tutta la Sicilia. Brucia, ancora una volta, il nostro inestimabile patrimonio di biodiversità e la speranza per un futuro basato sulla bellezza – scrive Legambiente Sicilia in una nota – Siamo in piena emergenza, purtroppo alimentata dal forte acuirsi della crisi climatica che amplifica la velocità, l’intensità e la capacità distruttiva del fuoco”. L’associazione chiede l’intervento straordinario dell’esercito, “al fine di potenziare le azioni di fondamentale presidio del territorio, con finalità di deterrenza per scongiurare gli atti criminali di questi giorni, sia il potenziamento dell’utilizzo dei mezzi antincendio della Marina militare e delle altre Forze dell’Ordine. Non è questo il momento delle analisi e delle valutazioni, anche perché il fenomeno è complesso e richiede un’ampia strategia che coinvolga attivamente le comunità locali nelle fondamentali attività di presidio dei territori e che si fondi sulla integrazione tra gli strumenti e tra i vari attori in campo. Accanto al dolore e alla rabbia per la perdita di biodiversità e bellezza, ancora più grave per l’importantissimo ruolo di mitigazione delle temperature svolto dai nostri polmoni verdi, Legambiente Sicilia manifesta la propria solidarietà e il proprio sostegno alle donne e agli uomini del Corpo Forestale, dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile strenuamente impegnati nel contrasto agli incendi“.

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Non solo Sicilia

Ma i fuochi attraversano anche altre regioni: paura in Molise per i roghi a Venafro e Ceppagna, dove sono arrivati i soccorsi con Canadair. A monte possono esserci anche veri e propri atti criminali: in Calabria, la Protezione Civile ha annunciato di aver trovato, tra gli inneschi, anche dei gatti a cui vengono legati alla coda degli stracci imbevuti di liquido infiammabile, poi accesi nell’erba alta. Roghi sul Pollino e anche nella Piana di Gioia Tauro.

In questo quadro così drammatico per gli incendi, che nelle scorse settimane avevano già colpito la Sardegna e il Piemonte, il presidente dell’Uncem Marco Bussone sottolinea con forza la scarsa capacità dell’Italia nella pianificazione e gestione forestale.

“Leggo di Regioni che vogliono incentivare nuovi droni per mappare rischi di incendi boschivi, chi vuole assumere nuovo personale per lo spegnimento, chi vuole comprare mezzi, chi si arrabbia con il sistema di gestione delle emergenze. È però strano che il Paese Italia, con tanti livelli istituzionali ed esponenti politici, si accorga di essere un Paese forestale con 12 milioni di ettari di bosco, solo quando scoppiano gli incendi“. È la critica di Bussone, presidente dell’Uncem (Unione nazionale comuni comunità enti montani), di Pefc Italia (associazione che promuove la gestione sostenibile delle foreste) e Aiel (Associazione italiana energia dal legno). “La gestione forestale sostenibile, la pianificazione forestale, la certificazione non sappiamo cosa siano”, continua Bussone in una nota. “Abbiamo solo 2 milioni di ettari pianificati, e non tutti gestiti. Non abbiamo traccia, sono spariti dai radar 10 milioni di ettari di Italia, dei quali ci accorgiamo se e quando bruciano o franano, o implodono, o crollano. Pazzesco. Abbiamo la migliore legge forestale nazionale, la migliore strategia forestale d’Europa, ma poi le Regioni non adeguando la legislazione regionale vecchissima, e spendono poco o niente in pianificazione forestale. Basterebbe fare quello che scrive la legge vigente del 2018, obbligando le Regioni – conclude Bussone – a fare la loro parte. Non a comprare mezzi. A pianificare”. Ma “di pianificare, gestire, certificare il bosco non se ne parla proprio”.

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