La Procura di Roma indaga per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio nell’ambito del progetto per il Ponte sullo Stretto: tre indagati hanno tentato di condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti per la realizzazione dell’opera. Sabato manifestazione a Messina
L’avvocato Francesco Saccomanno, 71 anni, avvocato, già consigliere di amministrazione della “Stretto di Messina Spa” e Vincenzo Virgiglio, 65 anni, imprenditore di Reggio Calabria, tentarono di corrompere altri due giudici della Corte dei Conti. Lo rivela un’indagine della Procura di Roma sul Ponte dello Stretto, che coinvolge (per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio) anche l’ex presidente aggiunto Tommaso Miele, 70 anni, magistrato, ex presidente aggiunto dalla Corte di Conti, in pensione da febbraio. I componenti della cricca avvicinarono, senza ottenere risultati, altri due magistrati contabili che dovevano occuparsi del dossier Ponte. I giudici avvicinati non diedero però seguito alle sollecitazioni arrivate dagli indagati.
Le indagini hanno documentato le condotte dei tre indagati tese a condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo per la realizzazione dell’opera pubblica.
Intanto sul fronte delle indagini gli inquirenti sono al lavoro sul materiale sequestrato dai carabinieri del Ros. Gli investigatori, coordinati dall’aggiunto Giuseppe De Falco, dovranno analizzare i cellulari e i pc acquisiti agli indagati. Dalle carte del procedimento emerge il rapporto di vicinanza tra Miele e Virgiglio. Il magistrato si rivolge a lui “anche per individuare architetti di sua fiducia al fine di verificare la possibilità di preventivi di importo meno elevato per lavori di progettazione e ristrutturazione delle abitazioni dei figli”.
Sabato manifestazione a Messina
Decisa la reazione della cittadinanza. Il comitato Noponte Capo Peloro scenderà in piazza sabato prossimo con un presidio alle 18.30 in via circuito a Torrefaro, nel luogo indicato per la costruzione del pilastro siciliano del ponte, e promuove una raccolta firme per chiedere le dimissioni degli organismi direttivi della Stretto di Messina spa e l’adozione di un provvedimento cautelare che disponga l’amministrazione giudiziaria della società. “La notizia dell’inchiesta per corruzione relativamente al ponte sullo Stretto è infatti di una gravità inaudita e a nulla servono le dichiarazioni della società Stretto di Messina sulla presunta totale estraneità della società dai fatti contestati ai tre indagati“, sostiene il comitato.
“Si parla ancora una volta di corruzione e malaffare a proposito di una grande opera pubblica, in questo caso il ponte sullo stretto di Messina, per la quale si immobilizzano e si sprecano ingenti somme di denaro pubblico che potrebbero invece essere utilizzate per tante opere di cui il territorio ha realmente bisogno – aggiunge il comitato – Alcune delle persone coinvolte nell’inchiesta non sono di secondo piano ma sono figure apicali di organismi dello Stato e di società pubbliche”.
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