L’Italia conferma il primato nel settore in Europa. I dati del Rapporto di Sostenibilità 2025 del CONOU, il Consorzio nazionale oli usati
Ben 194.500 tonnellate di olio usato raccolte, pari a oltre il 51% dell’immesso al consumo soggetto a contributo. Oltre il 98% dell’olio usato inviato a trasformazione in nuove basi lubrificanti, percentuale che certifica il primato italiano in questo settore, ben distante dalla media europea ferma al 61%. Questi e altri numeri sono contenuti nel Rapporto di Sostenibilità 2025 del CONOU, il Consorzio nazionale oli usati presentato a Roma il 23 giugno. Un trend importante soprattutto alla luce delle crisi internazionali che stanno esercitando una forte pressione anche sul settore del riciclo, con il valore delle basi lubrificanti che lo scorso anno è sceso drasticamente.
Il Rapporto di Sostenibilità 2025 del CONOU, redatto secondo rigorosi standard Gri (Global reporting initiative) e sottoposto a verifiche indipendenti, è accompagnato per la prima volta anche dalla validazione da parte del Rina dell’analisi Lca (Life cycle assessment). Da questa analisi si confermano una riduzione significativa delle emissioni climalteranti (impatto ridotto del 41% rispetto al ciclo lineare), il drastico risparmio di risorse naturali ed energia (-83% di combustibili fossili e -77% di acqua) oltre alla forte riduzione degli impatti sulla salute umana (-33% impatti cancerogeni e -84% non cancerogeni) e, infine, una riduzione dell’80% su oltre 7 unità di incidenza di malattie.
Il sistema CONOU continua inoltre a generare valore economico e occupazionale lungo tutta la filiera, coinvolgendo oltre 1.980 addetti di una rete di imprese altamente specializzate distribuita su tutto il territorio nazionale. Tra gli elementi chiave del 2025, anche l’avvio del nuovo Contratto di filiera 2025‑2027 basato sulla qualità e l’apertura di un dialogo strutturato con altri consorzi europei, in particolare Grecia e Spagna, per condividere best practice e sviluppare una posizione comune rispetto all’Europa.
“Il 2025 e questo turbolento avvio del 2026 dimostrano che la sostenibilità non è uno slogan – osserva Riccardo Piunti, presidente del consorzio CONOU – ma la capacità concreta di resistere anche nelle fasi più difficili, garantendo continuità e risultati ambientali. Abbiamo raggiunto nuovi record di raccolta e confermato una circolarità superiore al 98%, mentre 1/3 del fabbisogno di lubrificanti in Italia è coperto con le nostre basi rigenerate. È la prova che un modello efficiente può essere anche economicamente sostenibile anche durante le fasi critiche. Quando parti con questi numeri ogni anno la sfida è quella di migliorare la capacità di recuperare anche le frazioni più complesse per massimizzare i benefici ambientali e industriali. Siamo riconosciuti come un modello leader in tutto il mondo per la capacità di trasformare un rifiuto pericoloso in una risorsa strategica riducendo le importazioni. E stiamo cominciando a confrontarci con i Paesi più virtuosi e simili al nostro”.
