Parco nazionale della Costa Teatina, il green che manca ai trabocchi

Punta Aderci lungo la costa teatina, in provincia di Chieti

Una sentenza del Tar dell’Abruzzo obbliga il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica a concludere entro novanta giorni il procedimento istitutivo del nuovo ente. Un atto dovuto che contribuirà a raggiungere in quest’area dell’Abruzzo l’obiettivo di protezione del 30% di territorio e di mare entro il 2030

La sentenza 335/2026 emessa il 22 giugno dalla sezione di Pescara del Tar dell’Abruzzo ha stabilito che il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica è obbligato a concludere entro novanta giorni il procedimento istitutivo del Parco nazionale della Costa Teatina. Come era già accaduto per il Parco nazionale del Matese e per quello degli Iblei, anche questa sentenza conferma un indirizzo giurisprudenziale favorevole a superare gli ostacoli che la politica frappone alla nascita delle aree naturali protette.

La sentenza sancisce che la nascita del Parco nazionale della Costa Teatina, prevista dalla legge 93/2001, è un atto dovuto perché le decisioni del Parlamento si devono rispettare anche a distanza di venticinque anni. Inoltre, contribuisce al raggiungimento dell’obiettivo di proteggere il 30% di territorio e di mare entro il 2030. La decisione riconosce poi alle comunità locali il diritto di intervenire nel procedimento di definizione del perimetro e della relativa zonizzazione dell’area protetta e, al contempo, stabilisce un tempo certo per ottemperare a quanto previsto dall’art. 34, comma 3, della legge n. 394/1991 per la delimitazione provvisoria del perimetro, l’adozione delle misure di salvaguardia e la costituzione dell’ente gestore del Parco nazionale. Perimetrazione, zonizzazione e misure di salvaguardia provvisorie che per la Costa Teatina sono state individuate fin dal 2015 da un commissario ad acta e sono disponibili presso la Conferenza delle Regioni ma restano “congelate” perché la Regione Abruzzo ha espresso riserve e osservazioni per ridurre il perimetro proposto a cui il Ministero non ha dato seguito né lo ha rigettato bloccando, nei fatti, l’iter istitutivo dell’area protetta.

Il nostro auspicio, ribadito in diverse occasioni, è di utilizzare il tempo a disposizione per condividere una proposta di Parco nazionale che sia socialmente accettata e coerente con i principi della scienza e della conservazione della natura. Un’area protetta che garantisca lo sviluppo sostenibile locale e rafforzi la tutela integrata della costa, prevedendo anche un perimetro a mare per aumentare la tutela dell’Adriatico che è tra i mari più esposti anche a causa dello sfruttamento delle risorse ittiche commerciali. La costa dei trabocchi, che negli ultimi anni ha avuto una eccezionale crescita economica e turistica, anche grazie alla Via Verde e alle produzioni agricole e vitivinicole di qualità, con la nascita del Parco nazionale ha la possibilità di riordinare in chiave green il suo sviluppo fin qui conosciuto per le eccellenze ma non sempre per la sostenibilità delle scelte e, com’è accaduto in altre realtà, fornirebbe al territorio il riconoscimento che serve e che attendiamo da un quarto di secolo. Non sprechiamo questa opportunità.