Caldo estremo, in Italia danni alla salute dei cittadini e alla portata dei bacini fluviali

Siccità Po

Il caldo record provoca danni in ogni settore. Per le ondate di calore, oltre 1000 persone al Pronto Soccorso nel Parmense, mentre il Po ha perso il 60% della portata in una settimana e i cali di tensione hanno bloccato i lavori del Consiglio comunale di Milano

L’ondata di calore eccezionale che ha investito l’Europa sta causando danni soprattutto al Nord Italia. Sono state oltre mille le persone che si sono rivolte ai servizi di emergenza-urgenza per il gran caldo, nel fine settimana appena passato, ai Pronto Soccorso e ai Centri di assistenza e urgenza di Parma e provincia. Quasi il 30% di loro – spiega l’Ausl parmigiana – ha un’età superiore ai 75 anni. Tra venerdì e domenica scorsi i Pronto Soccorso dell’ospedale Maggiore di Parma, dell’ospedale di Vaio e dell’ospedale di Borgotaro, insieme ai Centri di Assistenza e Urgenza della città e della provincia, hanno registrato complessivamente 1.068 accessi, distribuiti in modo sostanzialmente uniforme nelle tre giornate, con il picco raggiunto sabato quando si sono presentate 370 persone.

E non è solo urgenza ospedaliera. Anche la città di Milano è fiaccata dal caldo estremo, con temperature che hanno toccato i 36 gradi, si fa sentire anche in Consiglio comunale. Una seduta del Consiglio comunale è stata chiusa in anticipo a causa dei continui cali di tensione che provocavano lo stop dei server deputati al funzionamento del Consiglio. I cali di tensione sono provocati dalla grande richiesta di energia dovuta all’utilizzo dei condizionatori. Così, dopo diverse interruzioni la presidente dell’aula Elena Buscemi, anche su richiesta di alcuni consiglieri, ha decretato la fine della seduta.

Nel bacino del fiume Po è allerta siccità, come denunciato da Coldiretti. Il livello idrometrico va dai -3,4 metri del Ponte della Becca (Pavia) ai -6,7 metri di Pontelagoscuro (Ferrara) fino ai -8 metri di Cremona, dove le coltivazioni sono già andate in sofferenza. L’Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi) ha commentato: “Quanto sta accadendo nel bacino del fiume Po, come per tutti principali fiumi del Centro Nord Italia, era previsto da tempo a causa dell’insufficiente manto nevoso sulle montagne, provocato dall’andamento meteorologico, accompagnato da temperature eccezionalmente miti, che hanno impedito il consolidamento invernale delle nevi al suolo, accelerandone la fusione; ciò, che però ha colto di sorpresa, è il repentino calo delle portate, sceso in una settimana, al rilevamento di Pontelagoscuro nel Ferrarese, da oltre 900 metri cubi al secondo a poco più di mc/s 300, con la perdita del 60% dei flussi con l’inevitabile conseguenza della sospensione del servizio irriguo nel Delta Po”.

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Se questa è la grave situazione registrata alla foce del più importante fiume italiano, secondo Anbi, entro breve potrebbero esserci anche conseguenze sugli approvvigionamenti potabili, più a monte potrebbero tornare a comparire grandi isole sabbiose (come nel 2022) e i principali corsi d’acqua essere tutti in sofferenza (Adige in Veneto, Dora Baltea in Valle d’Aosta, Tanaro in Piemonte, ad esempio) o addirittura sotto la soglia del Minimo Deflusso Vitale (Ombrone, in Toscana). A reggere sono i livelli dei Grandi Laghi, tutti comunque sotto media e, ad eccezione del bacino del Garda, in rapida picchiata.

Nell’Alto Adriatico, la prolungata riduzione della portata del Po potrebbe avere effetti sugli equilibri ecologici tra il fiume e il mare, con possibili ripercussioni anche sulle attività di pesca. È quanto evidenzia all’ANSA Confcooperative Agroalimentare e Pesca, spiegando che la minore spinta dell’acqua dolce rischia di ridurre l’apporto di nutrienti verso il mare, influenzando i processi biologici alla base della catena alimentare alla base di numerose specie ittiche. Allo stesso tempo, l’avanzata del cuneo salino nelle aree, potrebbe modificare le condizioni ambientali di lagune e valli da pesca, con effetti sulla distribuzione di specie come orate e branzini. A incidere sugli ecosistemi acquatici potrebbe essere anche il caldo anomalo registrato nelle ultime settimane. L’aumento della temperatura dell’acqua di fatto riduce la concentrazione di ossigeno, causa di stress per diverse specie ittiche influenzandone crescita, alimentazione e riproduzione. Alcuni pesci potrebbero spostarsi verso acque più profonde o più fresche, modificando la loro distribuzione abituale e rendendo più difficili le attività di pesca. Una situazione che può inoltre favorire la proliferazione di alghe, con conseguenze sulla qualità delle acque e sugli habitat di molluschi e pesci. In alcune aree costiere e lagunari, tali condizioni potrebbero aumentare il rischio di morie ittiche o compromettere la produttività degli allevamenti.

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