Il numero estivo della Nuova Ecologia è dedicato alla “literary ecology” in cui si uniscono letteratura e ambiente. Il primo piano è sul disastro di Seveso, a cinquant’anni dall’incidente. E ancora animali in città e tanto altro
In un’epoca segnata da ritmi accelerati e continue distrazioni digitali, ritagliarsi spazi di lettura rimane un gesto di attenzione e consapevolezza. È con questo spirito che il numero di luglio-agosto di “Nuova Ecologia” propone, nello speciale “Verde stil novo”, un percorso attraverso la “literary ecology”, alla scoperta del legame sempre più stretto tra letteratura e ambiente.
Le questioni ambientali stanno conquistando un ruolo crescente anche nella narrativa contemporanea, non più soltanto nella saggistica, grazie ad autori che raccontano le sfide dell’Antropocene con romanzi e storie capaci di coinvolgere un pubblico sempre più ampio. “La Nuova Ecologia” racconta questa evoluzione dando voce ad alcune figure di riferimento del panorama editoriale e culturale italiano: dallo scrittore Matteo Righetto, tra i pionieri italiani della “literary ecology”, al giornalista e conduttore radiotelevisivo Giorgio Zanchini; dalla casa editrice Iperborea, da sempre attenta ai temi ambientali, alla libreria Spazio Sette, luogo di incontro e dialogo tra autori e lettori nel cuore di Roma.
A fare da cornice a questi contenuti è la copertina illustrata da Andrea Calisi, che raffigura due persone immerse nella lettura e nel verde: un invito a rallentare, a ritrovare un contatto autentico con la natura e a immaginare nuove forme di equilibrio tra essere umano e ambiente.
Il primo piano di “Nuova Ecologia” è invece dedicato al disastro di Seveso, a cinquant’anni dall’incidente del 10 luglio 1976. Con ricostruzioni storiche e testimonianze dirette, tra cui quella di un’operaia che lavorava vicino all’Icmesa, il servizio ripercorre la diffusione della nube tossica contenente diossina e mostra come la tragedia non fu una fatalità, ma il risultato di misure di sicurezza inadeguate. Accanto alla memoria dell’incidente, la rivista approfondisce anche l’eredità sociale e politica di quei fatti: dalla mobilitazione dei cittadini contro la gestione dell’emergenza alla nascita di quella coscienza ambientale che avrebbe contribuito allo sviluppo dell’ambientalismo moderno e delle politiche europee per il controllo degli impianti industriali a rischio, a partire dalla direttiva europea che porta proprio il nome di “Seveso”. Un percorso che ha trovato il suo simbolo nel “Bosco delle Querce”: nato dalla bonifica dell’area più contaminata, oggi riconosciuto come patrimonio europeo, ma nuovamente al centro del dibattito per l’impatto previsto dell’autostrada Pedemontana e le sfide legate alla tutela del suolo e del territorio.
Nella sezione “Gaia”, dedicata alla divulgazione scientifica, l’articolo “Città bestiali” racconta come l’ambiente urbano stia modificando il comportamento animale. Luci artificiali, rumori e trasformazioni infrastrutturali influenzano il modo in cui le specie si muovono e interagiscono. Un tema ancora poco esplorato, su cui si concentra il lavoro di Avery Maune, ricercatrice della tedesca Bielefeld University, intervistata dal mensile: «Le ricerche sugli stressori urbani e sulle risposte degli animali offrono strumenti concreti per una pianificazione urbana più sostenibile, capace di ridurre gli impatti dell’urbanizzazione e favorire la conservazione della fauna selvatica».
Spazio al ricordo nel sentito omaggio di Roberto Della Seta a Gianni Mattioli, fisico e docente universitario che ha contribuito alla nascita e alla crescita di Legambiente e dei Verdi: figura d’avanguardia nella battaglia contro il nucleare e riferimento per generazioni di ambientalisti grazie al suo rigore scientifico. A omaggiare Edgar Morin è invece Mauro Ceruti, professore emerito e direttore del Centro di ricerca sui sistemi complessi dell’Università Iulm di Milano, di cui proprio Ceruti è stato il principale “allievo” in Italia.
