Intervista a Josi Gerardo Della Ragione, primo cittadino del comune in provincia di Napoli. Dopo decenni di abusivismo lungo la costa ora le sue spiagge stanno tornando alla comunità
Lungo gli ottomila chilometri di costa dell’Italia, c’è anche chi le spiagge le sta liberando da cemento e stabilimenti per riconsegnarle ai legittimi proprietari: noi cittadini. Tra questi ci sono i sindaci di Spotorno (Sa) e Bacoli (Na), che lo scorso giugno hanno ricevuto da Legambiente e Touring Club Italiano una menzione speciale nella “Guida Blu”. Un riconoscimento che spinge a insistere su questa strada Josi Gerardo Della Ragione, primo cittadino del comune in provincia di Napoli, dove sono stati installati per la prima volta bagni chimici e docce pubbliche sulle spiagge, resa più sicura la viabilità su vari tratti del lungomare e abbattuti lungo la costa gli ecomostri messi in piedi dalla camorra.
A luglio il titolare di uno stabilimento di Bacoli ha detto che lei vuole aumentare la spiaggia libera perché “ama i pezzenti” che non possono permettersi di pagare. Come risponde a questa provocazione?
Questa affermazione rappresenta che cosa è accaduto a Bacoli, e un po’ su tutti i litorali italiani, negli ultimi cinquant’anni. Alcuni privati hanno occupato le spiagge, spesso abusivamente, hanno poi ottenuto le concessioni balneari e da allora se ne sono sentiti padroni. Chi mette piede sulla loro battigia senza aver pagato è quindi uno sconosciuto, un “pezzente”. Noi vogliamo ribaltare questa logica per stare dalla parte dei cittadini. Troppo spesso in passato le amministrazioni locali hanno preferito barattare il diritto di accesso al mare in cambio di voti, per una sdraio gratuita o qualche posto di lavoro in uno stabilimento. Questo ha sottratto beni pubblici alla città ma ha anche determinato una povertà lavorativa. Chi viene assunto in questi stabilimenti lavora in nero ed è sottopagato perché guadagna 20 euro al giorno per 12 ore. Quindi la mia risposta è questa provocazione è “sì, io sono dalla parte dei pezzenti”. A Bacoli ci riprenderemo tutto quello che ci è stato negato e mi auguro che in tutta Italia venga attuata la direttiva Bolkestein e siano adottati piani di utilizzazione degli arenili per rivoluzionare il demanio e le spiagge. Va fatto ora, o mai più.
A che punto è Bacoli nel percorso di riappropriazione delle sue spiagge?
Sul lungomare di Casevecchie – un luogo storico, da dove Plinio il Vecchio nel 79 d.C. osservò l’eruzione del Vesuvio – c’erano sei capannoni dove si faceva anche attività di rimessaggio barche senza alcuna autorizzazione. Abbiamo fatto abbattere tutto: i cancelli, il filo spinato, i citofoni a cui si doveva suonare per accedere alla spiaggia. Oggi uno spazio di 10.000 metri quadri è stato riconsegnato alla città. Lo stesso stiamo facendo sul lungomare di Miseno e Miliscola e sulla Spiaggia Romana. A Marina Grande, di fronte alla tomba di Agrippina, abbiamo individuato 80 blocchi di cemento armato gettati in mare abusivamente per far attraccare le barche. Con il nuovo piano per le aree demaniali porteremo la spiaggia libera e la spiaggia libera attrezzata dal 15% che avevamo ereditato all’inizio del nostro mandato a oltre l’80%.
Sul lago Fusaro, dove prima campeggiava un ecomostro, ora puntate a far arrivare studenti da tutto il mondo.
Nell’ex Casa del Pescatore si farà un restauro conservativo per trasformare questo posto in un luogo espositivo e in un centro di co-housing. Qui offriremo un posto dove far alloggiare agli studenti che anche dall’estero vengono a Bacoli per frequentare i corsi dell’Università “Federico II” a Villa Ferretti. Possiamo diventare una città a misura di studente, valorizzando spazi abbandonati al degrado, restituendoli alla comunità, migliorando i servizi e facendo crescere l’economia locale.
L’attuazione della direttiva Bolkestein pone le spiagge italiane di fronte a un bivio. Sarà la volta buona per riconoscere il diritto all’accesso al mare lungo migliaia di chilometri delle nostre coste in cui per decenni è stato negato?
I Comuni hanno la possibilità di cambiare i territori che amministrano, ma bisogna avere coraggio. Questo governo intende continuare a perpetuare gli interessi privati di pochi. Dall’altro lato, però, ci sono milioni di persone che chiedono che vengano rispettati i loro diritti. I sindaci non possono piegarsi per logiche personali o di partito al volere di chi si sente padrone dei litorali. Chi ha l’onore di essere sindaco di una città di mare deve sentire la responsabilità anche di tutti quei comuni che non affacciano sul mare ma che in estate hanno l’esigenza di viverlo. Perché il mare non è mio, è di tutti.
