FIGC, Diana Bianchedi racconta il nuovo incarico in Nazionale: «La maglia azzurra è per tutti»

Diana Bianchedi, nuova capodelegazione della Nazionale italiana, racconta la chiamata di Giovanni Malagò, il rapporto con il CONI, con Mancini e Ranieri

Diana Bianchedi è pronta a iniziare la sua nuova esperienza come capodelegazione della Nazionale italiana. Scelta dal nuovo presidente della FIGC Giovanni Malagò, l’ex campionessa di scherma ha raccontato alla Gazzetta dello Sport come è nata la proposta, soffermandosi anche sui possibili punti di contatto con il suo attuale incarico di vicepresidente vicaria del CONI.

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Una scelta che punta ad avvicinare ulteriormente il calcio alle altre discipline sportive, portando all’interno della Nazionale l’esperienza e i valori maturati da Bianchedi durante la sua carriera.

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Bianchedi e la chiamata di Malagò

La dirigente ha ricordato le circostanze particolari nelle quali ha ricevuto la proposta del presidente federale.

LA TELEFONATA DI MALAGÒ – «Ero praticamente nella giungla quando ho ricevuto la telefonata di Malagò che mi prospettava questo ruolo e i valori che rappresenta. Sono stata molto entusiasta sin da subito, ma per colpa di una connessione che non funzionava, non sono riuscita a gestire al meglio la comunicazione e non siamo entrati nei dettagli tecnici».

Uno dei temi da chiarire riguarda adesso la compatibilità tra il nuovo ruolo in FIGC e quello ricoperto all’interno del CONI.

IL RAPPORTO CON IL CONI – «Avrei voluto parlare con più calma insieme al presidente Bonfiglio, che mi ha scelta come vicepresidente vicaria e a cui sono molto riconoscente. Insieme ci siamo presi del tempo per capire cosa comporti quest’incarico, lo abbiamo fatto in questi giorni e lo faremo di persona. Esamineremo tutto, e se qualcosa non fosse compatibile con il mio ruolo apporteremo le opportune modifiche. Vogliamo fare in modo che la proposta che mi è stata fatta sia un mezzo per unire lo sport, non una strumentalizzazione per dividere».

Bianchedi e la «rivoluzione culturale» della FIGC

Per Bianchedi, il progetto di Malagò può rappresentare soprattutto un modo per ridurre le distanze tra il calcio e le altre realtà dello sport italiano.

IL NUOVO INCARICO – «Malagò ha parlato di rivoluzione culturale, due parole toste per avvicinare due mondi, calcio e altri sport, che oggi sono un po’ lontani. Appena è uscita la notizia mi hanno scritto tanti atleti di altre discipline, come Sofia Goggia o Arianna Fontana, tutti entusiasti: è un modo per dire prendiamoci per mano e condividiamo il piacere e la bellezza di vestire la maglia azzurra».

La scelta ha inevitabilmente generato anche discussioni, considerando un percorso professionale sviluppato prevalentemente lontano dal mondo del calcio.

LO SCETTICISMO SULLA SCELTA – «Io non voglio convincere nessuno, e da atleta non penserò mai di avere una medaglia in tasca ancor prima di gareggiare. Il mio ruolo, a livello istituzionale, sarà quello di unire il mondo del Coni e il mondo del calcio, perché la maglia azzurra è per tutti».

Il valore della maglia azzurra

Uno degli obiettivi principali sarà quello di rafforzare il senso di appartenenza alla Nazionale, soprattutto nelle nuove generazioni di calciatori.

IL SOGNO DELLA NAZIONALE – «Io parto dal presupposto che anche i nuovi calciatori abbiano il sogno della maglia azzurra. Ora va rispolverato. Non devo insegnare niente a nessuno: il mio è un ruolo di rappresentanza, ma di rappresentanza del valore di quella maglia, che rispetto da quando in terza media scrivevo i temi su Franco Baresi».

I contatti con Mancini e Ranieri

Bianchedi ha inoltre già iniziato a muovere i primi passi verso il nuovo incarico, entrando in contatto con Roberto Mancini e Claudio Ranieri.

I PRIMI CONTATTI – «Ho sentito subito Mancini e Ranieri quando ero in Malesia via messaggio, ci vedremo. Ma prima voglio incontrare il presidente del CONI Buonfiglio».

La nuova capodelegazione guarda quindi con fiducia alla sfida che l’attende, con un obiettivo ben preciso per il futuro della Nazionale.

LA SFIDA E IL MONDIALE – «Sono prontissima per il mondo del calcio. Non ci sono sfide facili ma non sono spaventata. Affronterò tutto con entusiasmo, ma anche con la giusta attenzione per fare meno errori possibile. Lavoreremo di squadra così tra quatttro anni i rafazzi di oggi potranno vedere l’Italia al Mondiale».