Il 39% delle aziende più piccole in Italia ha adottato almeno una misura di autotutela contro il rischio eventi estremi: assicurazioni, nuovi investimenti o spostamento della produzione. L’indagine della Banca d’Italia
L’aumento degli eventi climatici estremi sta spingendo le microimprese italiane, soprattutto quelle con un miglior grado di alfabetizzazione finanziaria, ad adottare misure per proteggersi: dalle assicurazioni agli investimenti o allo spostamento della produzione. Da una nuova indagine della Banca d’Italia emerge come il 6,4% delle microimprese del campione ha subito dei danni dagli eventi climatici.
Il 39 per cento delle microimprese quindi, ha dichiarato di aver adottato almeno una delle misure di protezione: il 28 per cento ha sottoscritto coperture assicurative (il 26 escludendo le imprese agricole e della pesca, disciplinate da normative specifiche), il 26 ha effettuato investimenti per la sicurezza e il 14 ha pianificato uno spostamento delle attività produttive. La propensione ad adottare almeno una delle misure è più accentuata tra le donne imprenditrici (42 per cento) e tra coloro che provengono da famiglie con tradizione imprenditoriale (54) ed è invece meno diffusa tra gli imprenditori meno istruiti (32).
Strategie di mitigazione dei rischi sono adottate più frequentemente al Nord (41 per cento) e dalle imprese agricole e della pesca (65), della manifattura e dei servizi di alloggio e ristorazione (46); lo sono meno da quelle dei settori dell’informazione e comunicazione (31) e delle attività professionali e scientifiche (27).
In base all’indagine Banca d’Italia sull’alfabetizzazione finanziaria e la digitalizzazione delle microimprese italiane, comunque, anche dando uno sguardo più generale, la comprensione della finanza e i comportamenti adottati in materia dalle Pmi italiane hanno compiuto qualche progresso ma restano “migliorabili”.
